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giovedì 24 dicembre 2009

Best of 2009

Bene, visto che ho qualche minuto libero, ecco il mio bilancio dell'intrattenimento di quell'annataccia del 2009!

Best album - È uscito da mesi, e ancora non ho avuto il tempo di dedicargli un post come avrei voluto... Vabbè, prima o poi...! Comunque, il mio voto va all'imprescindibile The Devil You Know degli Heaven and Hell (ma potete anche chiamarli Black Sabbath: non si offenderanno). Il grande ritorno della line-up composta da Tony Iommi, Geezer Butler, Ronnie James Dio e Vinnie Appice, primo album completo di inediti dopo 17 anni, era atteso in maniera spasmodica dalla maggior parte degli amanti dell'heavy metal, me compreso, e non ha deluso le aspettative. Da Atom And Evil a Breaking Into Heaven, non c'è un brano che non sia illuminato dai riff di Tony Iommi e dalla voce di Ronnie James Dio, splendidamente coadiuvati da Geezer e Vinnie, sezione ritmica sempre fantasiosa e potente. Ha veramente dell'incredibile pensare che abbiano abbondamente superato i sessanta e siano cionostante ancora in grado di creare musica di questo livello, nonostante le decine di album alle spalle. Non ci sono altri gruppi invecchiati così bene nel metal (e probabilmente non solo in quello). Da brividi!


Menzione d'onore per un altro vecchietto terribile, l'inossidabile Udo, capace di sfornare con la sua band un disco come Dominator, che lo riporta su livelli davvero molto vicini a quelli dei capolavori partoriti con gli Accept. Mitico!

Best book - Quest'anno voglio citare qualcosa di diverso dal solito... non un romanzo, ma un "saggio divulgativo". Si intitola I 100 più grandi chitarristi metal ed è scritto dal giornalista inglese Joel McIver, grande appassionato di chitarra metal. Al di là della "classifica" da lui proposta, che si può condividere o meno ma che sicuramente ha delle basi solide e non campate in aria, a conquistare di questo libro è soprattutto il modo in cui coniuga uno stile divulgativo e avvincente con tante informazioni e nozioni sul mondo della chitarra metal e dei suoi interpreti. Per tutti coloro che sono interessati all'argomento, una lettura consigliatissima, capace di essere egualmente interessante per l'esperto e per il neofita.


Best comic book - Avevo sperato, ahimè, di poter inserire in questa classifica The Flash: Rebirth, il rilancio del franchise da me più amato, ma la miniserie di Geoff Johns e Ethan Van Sciver ha parzialmente deluso le mie aspettative. La "rinascita" di Green Lantern, da loro orchestrata qualche anno fa, era di ben altro spessore e stavolta il fulmine (ironicamente, visto che parliamo di Flash) non ha colpito due volte nello stesso punto.
Eliminato questo dinamico duo di autori dall'equazione, non mi resta che votare per la prima parte dello splendido Daredevil di Ed Brubaker e Michael Lark, ristampata nel corso dell'anno dalla Marvel nello splendido formato Omnibus. Davvero un grandissimo fumetto, intenso da far male, con una tale tensione da mozzare il fiato. Devil è un personaggio che ha avuto grandissimi autori nella sua storia e già solo per questo è una sfida per chiunque... Ma il team di quell'altro capolavoro chiamato Gotham Central non si fa certo intimidire e confeziona l'ennesimo successo. Complimenti.


Da segnalare anche:

  • l'esperimento Wednesday Comics in casa DC, davvero riuscito: un settimanale di grande formato, con fumetti costruiti sullo stile delle vecchie tavole domenicali dei quotidiani e soprattutto scritti e disegnati da autori strepitosi, e
  • la graphic novel Parker, The Hunter di Darwyn Cooke, che si conferma come uno dei più grandi fumettisti americani del momento.
Best movie - Quest'anno ho avuto modo di vedere sicuramente più film dell'anno scorso, anche se come al solito me ne sono persi alcuni che spero, prima o poi, di poter recuperare. Detto questo, il mio voto va allo Sherlock Holmes di Guy Ritchie, con Robert Downey Jr. e Jude Law. Un film divertentissimo, pieno di ritmo, ben diretto e recitato alla grande da un ottimo cast. Tra l'altro, da fan sfegatato del personaggio e dei suoi racconti e romanzi a firma Arthur Conan Doyle, devo far notare che si tratta di un Holmes molto più fedele a quello originale di quanto non sembri a prima vista. Se infatti avete in mente solo le precedenti versioni cinematografiche o televisive dell'investigatore più famoso di sempre, potreste non sapere che Doyle ce lo ha descritto anche come uomo d'azione, pugile espertissimo e grande contorsionista. Aspetti che certo non erano centrali nei suoi racconti come lo sono in questo film, ma che nondimeno esistevano, anche solo come accenni. In definitiva, un'ottima versione moderna del personaggio. Aspettiamo con piacere gli inevitabili sequel.


Menzione d'onore per il nuovo Star Trek di J. J. Abrams. Un altro film che si è posto l'obiettivo di rilanciare personaggi facenti parte dell'immaginario collettivo, ma un po' appannati dal passare degli anni, riuscendoci pienamente. Un ottimo film d'azione e un'ottima reinterpretazione della serie classica, forse non proprio "trek" fino al midollo (ci sono elementi qua e là davanti ai quali i puristi della saga come il sottoscritto non possono trattenere una smorfia e questo va ammesso) ma abbastanza da permettermi di promuoverlo. Il suo enorme successo, poi, ha dato nuova linfa vitale a tutto il franchise, il che è sicuramente un bene per tutti i fan della saga di Gene Roddenberry.

Best videogame - Continua il momento d'oro, dal punto di vista della qualità, dell'industria dei games. Anche quest'anno sono usciti diversi titoli che avrebbero meritato la medaglia di "gioco dell'anno" e sceglierne solo uno è veramente impresa ardua. La mia "rosa" di candidati, che oltretutto esclude già di per sé (per meri gusti personali) serie meritevolissime come Call of Duty e Assassin's Creed, include almeno tre titoli: Dragon Age: Origins, Batman: Arkham Asylum e FIFA 10. Tutti e tre hanno pieno titolo per essere considerati degni della medaglia di gioco dell'anno, per motivi diversi. Dragon Age è l'ennesimo impressionante RPG di BioWare, contenente ore e ore di gioco, gameplay "classico" ma ultrarifinito, personaggi meravigliosamente caratterizzati e una storia coinvolgente. Il tutto in un'ambientazione fantasy che si sforza di distinguersi almeno un po' dai canoni tolkieniani assorbendo parte di quell'approccio molto crudo e realistico che ha fatto la fortuna di saghe come le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Martin. Un merito non da poco in un genere dove, troppo spesso, tutte le storie si assomigliano. Arkham Asylum è il miglior gioco su licenza mai prodotto: un action game di qualità impressionante in tutti i comparti (gameplay, grafica, sonoro, narrazione e via discorrendo) che è realmente capace di farti sentire come Batman, perché realizzato da designer che hanno capito fino in fondo cosa rende davvero speciale l'uomo pipistrello e si sono appoggiati a tutte le sue molteplici interpretazioni, non solo quelle cinematografiche o televisive come spesso è accaduto. Infine, FIFA 10. Un gioco che non solo porta a un livello superiore la già ottima versione dell'anno passato ma, in definitiva, ridefinisce completamente i giochi sportivi, in particolare quelli calcistici. E proprio il titolo EA Sports si guadagna il mio primo posto di quest'anno. Perché è veramente la simulazione calcistica più spettacolare e accurata mai prodotta finora e perché, a differenza degli altri due splendidi giochi citati, ha portato una vera, indiscutibile innovazione nel proprio genere.



Dopo FIFA 10, ogni gioco di calcio che non voglia sembrare anacronistico dovrà cambiare pelle... compreso PES, che vive di rendita da qualche anno di troppo, campando su una credibilità costruita su PS2 a cui il 2009 ha dato la spallata definitiva, mettendo a nudo l'incapacità di Konami di rinnovarsi e guardare al futuro. Il simbolo più alto della rivoluzione portata dal nuovo FIFA è sicuramente il dribbling a 360°, la più importante di tutte le novità introdotte dalla serie, che libera i giocatori dai binari delle 8 possibili direzioni e fa finalmente entrare il calcio virtuale nel nuovo millennio. Complimenti a EA. E se lo dico io, vista la mia storia personale con la casa americana di questo 2009, potete fidarvi.

Bene, anche quest'anno è andata. Mi sono dilungato fin troppo, ma stasera mi sentivo grafomane, una volta tanto. E buon 2010 a tutti!

domenica 29 marzo 2009

Nel blu dipinto di blu

Il teaser trailer di Dark Void, nuovo gioco Capcom in uscita quest'anno:


Gears of War incontra Ace Combat, con livelli a sviluppo sia orizzontale che verticale, il marchio Capcom (sinonimo di divertentissima tamarrata) e un protagonista dal look simil-Rocketeer ?

Count me in.

lunedì 22 dicembre 2008

Best of 2008

In due parole, senza troppi fronzoli e in ordine alfabetico, vado a illustrarvi il meglio del 2008 secondo l'insindacabile opinione del sottoscritto!

Best Album - La categoria in cui la scelta è stata più dura, certamente. Tanto Bob Catley quanto i Journey, infatti, hanno prodotto dischi di qualità eccelsa. Alla fine, il mio voto va al cantante dei Magnum, la cui fatica solista, "Immortal" è un concentrato di magia, epicità, melodia e sentimento.


La splendida voce di Bob svetta come sempre, ed è splendidamente accompagnata da una band di musicisti di talento, tra cui spicca e merita una citazione - ovviamente, essendo l'autore di tutti i brani - Magnus Karlsson. Un album da ascoltare e riascoltare, immediato ma al tempo stesso profondo, di quelli che ti catturano subito ma che non mostrano segni di cedimento dopo pochi ascolti, anzi. Da avere assolutamente, come del resto vi avevo già detto.

Best Book - Qui devo necessariamente staccarmi dall'attualità e scegliere il mio libro preferito non tra quelli pubblicati nel 2008, ma tra quelli letti dal sottoscritto in quest'anno che si avvia ormai alla conclusione. Che dire: scelgo, senza esitazione alcuna, Il Gioco di Ender di Orson Scott Card.


Fantascienza intelligente al suo meglio, che appassiona dalla prima all'ultima pagina e, nel finale, regala un paio di colpi di scena favolosi, che danno anche qualche ottimo spunto di riflessione. Come dovrebbe sempre fare la sci-fi che aspira ad essere qualcosa di più che un prodotto da consumare e dimenticare. Sul comodino, mi aspettano i due sequel, nella speranza che siano all'altezza di questo splendido gioiello.

Best Comic Book - Non può che essere il gran finale di All-Star Superman, di Grant Morrison e Frank Quitely.


All-Star Superman è il capolavoro di Morrison, è migliore interpretazione moderna del mito dell'Uomo d'Acciaio (forse la migliore di sempre), quella che più di ogni altra ne cattura la magia e l'essenza; il tutto, ovviamente, anche grazie al tratto fatato di Quitely, all'impeccabile recitazione dei suoi personaggi, alla sua visionarietà, alla sua sintesi perfetta tra epica americana e sensibilità europea. Ora, non resta che aspettare l'inevitabile ristampa Absolute tra un paio d'anni. Sì: è così bello che vale la pena di averne due versioni.

Best Movie - Ammetto di non essere andato molto al cinema, quest'anno: troppi altri impegni e troppe altre spese. Però, tra i film che ho visto, il mio voto va sicuramente all'imprescindibile Cavaliere Oscuro!


Mi sono dilungato fin troppo sul film nel post che trovate linkato qui sopra, quindi eviterò sproloqui. Dico solo che trovo The Dark Knight il miglior film live-action sui supereroi che sia mai stato realizzato, e un grandissimo film in assoluto.

Best Videogame - Scelta parecchio difficile anche qui. Dopo un 2007 di grazia, anche il 2008 ha portato in dote a tutti i gamer una serie eccezionale di titoli di altissima qualità. Stiamo veramente vivendo un momento d'oro, in cui la creatività e la tecnologia vanno a braccetto per proporre titoli tanto belli da vedere quanto divertenti da giocare, e, ormai sempre più spesso, anche dotati di storie intelligenti e accattivanti. L'elenco di tutti i giochi di valore pubblicati quest'anno per le varie piattaforme porterebbe via chissà quante righe, e alla fin fine mi ritroverei a fare uno sterile elenco di nomi, quindi andiamo subito al dunque. Il mio voto in questa categoria va al capolavoro di Bethesda: Fallout 3



Anche di questo gioco ho già parlato diffusamente nel post linkato. Un vero must, uno dei migliori giochi di questa generazione, immenso e profondo, coinvolgente e cinematografico... Ma soprattutto, dannatamente divertente. Un grandissimo sforzo produttivo, coronato dal successo.
Doveroso citare gli altri titoli che, a mio parere, meritano la piazza d'onore: Fable II e Dead Space. Altri due giochi davvero eccezionali, che non dovrebbero mancare nelle vostre collezioni.

E questo è tutto per il Best of 2008 di Deep Sound 9!

martedì 16 dicembre 2008

Transcending History and the World

Mi sono reso conto di aver dimenticato questa recensione tra le bozze per mesi... La pubblico adesso, per la serie "non è mai troppo tardi". Enjoy!



E' finalmente uscito Soul Calibur IV, primo episodio della saga di Namco a fare la sua comparsa sulle console di questa generazione (per chi non l'avesse capito, sto parlando di Xbox 360 e PS3).
Che dire? Dal punto di vista del gameplay, non è molto più di una versione ipervitaminizzata di Soul Calibur III; le innovazioni (equipaggiamento che si deteriora e si distrugge sotto i colpi dell'avversario, introduzione delle critical finish e di blandi elementi RPG) non sono così rilevanti da poter parlare di gioco rivoluzionato e/o veramente nuovo. D'altro canto, se c'è un genere dove non ci aspetteremmo grandi cambiamenti, è proprio quello dei picchiaduro 3-D: il fatto che sia un "more of the same" non intacca affatto il godimento di quello che è un videogame veramente addittivo e divertente, quanto e più degli episodi precedenti. Se poi avete anche qualche amico da sfidare, dal vivo o su Xbox Live/PSN, si tratta di un acquisto obbligato, visto che come sempre il lavoro di Namco è stato eccellente.

Detto questo, non è che non ci sia proprio nulla di nuovo. L'editor dei personaggi è stato potenziato all'inverosimile, e adesso è veramente completo, è quasi un gioco a parte. Potete sia creare combattenti del tutto originalii, basati ovviamente su stile e mosse di quelli esistenti, sia nuovi costumi per questi ultimi. La quantità di slot è talmente elevata che solo i veri fanatici dell'editing come il sottoscritto si troveranno a dover fare delle scelte per mancanza di spazio... Anche se, a dire il vero, un paio di slot dovrete necessariamente riservarli a personaggi da modificare di volta in volta ad hoc per ogni singolo piano della Torre delle Anime: sempre che vogliate arrivare in fondo a questa modalità, tanto addittiva quanto, a tratti, "cattiva". Tanto cattiva che per un paio di piani ammetto di aver dovuto ricorrere all'aiuto di youtube per individuare la strategia vincente.

Il gioco è appagante per tutti, dall'appassionato al casual gamer, come è caratteristica di ogni episodio di SC, e ne fa una scelta ideale tanto per chi vuole sfogarsi in single player quanto per le serate con gli amici. Anche l'online è eccellente, e del resto non poteva essere altrimenti: il multiplayer è da sempre il vero punto forza del genere, e non implementarlo come si deve significherebbe darsi la zappa sui piedi da soli.


In definitiva, un gioco consigliatissimo, anche se forse superfluo - paradossalmente - soprattutto per i fan di vecchia data della saga, vista la mancanza di innovazioni significative. Personalmente, lo adoro, soprattutto perché l'unico altro episodio che ho è il 2, e non posso rigiocarci non avendo più la PS2 a casa.

Quasi dimenticavo: se qualcuno volesse sfidarmi, le spade di Cervantes sono sempre a vostra disposizione! Meglio se davanti ad una bella birra...

martedì 2 dicembre 2008

Il capolavoro che non t'aspetti

In un mondo in cui Internet ci permette di seguire qualsiasi progetto dalla culla alla tomba, in cui a furia di anticipazioni, teaser, trailer, preview e chi più ne ha più ne metta abbiamo ormai le idee chiarissime su un prodotto molto prima di averlo visto, letto, provato, è un vero piacere scoprire di poter essere ancora sorpresi. Mi è capitato - alla grande - con Fallout 3.
Sarò sincero: non mi aspettavo affatto, a giudicare dai filmati e dalle info che erano circolate in rete prima delle recensioni ufficiali, che il gioco fosse così bello. 
Un pò l'ambientazione post-atomica (sia pure resta molto più gustosa dall'iniezione di uno stile anni '50 che gli dà un look da fantascienza retrò davvero interessante), che non è di quelle che mi incuriosiscono a priori; un pò il richiamo a una serie storica di RPG su PC della quale però non ho alcuna esperienza; soprattutto, il legame evidente con la precedente opera di Bethesda, The Elder Scrolls IV: Oblivion, indubbiamente bello ma con alcuni difetti che a mio parere minano molto l'esperienza di gioco, mi facevano essere un pò scettico. Tanto che avevo quasi pensato di rimandare l'acquisto a quando sarebbe costato un pò meno, o a quando fossero comparse le prime copie usate. 

Poi, è successo che... Il gioco è uscito, accompagnato da recensioni tutte entusiaste, con voti altissimi e commenti che mi hanno incuriosito sempre di più. Il colpo di grazia me lo ha dato l'aver visto dal vivo la splendida Limited Edition: un lunchbox sponsorizzato dalla Vault-Tech, l'azienda costruttrice di rifugi antiatomici presente nel gioco, contenente, oltre al gioco, un art-book, un DVD making of e una bambolina bubblhead a foggia di Vault-Boy. Una di quelle splendide edizioni che ti fanno pensare "è così che si combatte la pirateria". Complice la possibilità di averla ad un prezzo molto molto inferiore (lavorare nel campo dovrà pure avere qualche bonus che compensi le rotture di scatole!), non ho saputo resistere e me la sono portata a casa.















Ho messo il DVD nell'Xbox per provare il gioco, pensando "beh, faccio il tutorial, poi lo metto in stand-by finché non ho finito Fable II". Risultato? A finire in stand-by è stato il gioco di Lionhead!

Fallout 3 si sta dimostrando, per quanto l'ho giocato finora, tutto ciò che Oblivion avrebbe dovuto essere e non è stato - quantomeno, non fino in fondo. Un gioco immenso, un mondo da esplorare enorme e pieno di cose da fare e da scoprire, che dà totale libertà nel farlo, ma che al tempo stesso ha una coerenza e una vitalità assolute. Il problema principale del precedente RPG di Bethesda era proprio quello di essere sì enorme, ma in fondo molto ripetitivo, con tantissimi personaggi, ma tutti più o meno uguali, con le poche eccezioni di quelli coinvolti nella main quest. Chiudere gli Oblivion Gate era quanto di più noioso: ci giravano sempre gli stessi mostri e sostanziamente vi si facevano sempre le stesse cose, con l'unica differenza di dover occasionalmente girare a destra invece che a sinistra, o scendere una scala invece di attraversare un ponte. La storia principale non brillava certo per originalità, e anche le side quest erano - con un paio di lodevoli eccezioni - troppo banali e poco interessanti. In Fallout 3, Bethesda ha imparato la lezione, ha capito che era meglio sacrificare un pò di quantità in favore di una maggiore qualità, e così facendo ha dato al suo nuovo gioco un'anima che il suo predecessore non aveva, senza per questo rinunciare a dimensioni comunque mastodontiche, tanto che servono almeno un centinaio di ore per un completamento totale.

Mi spiegherò meglio con un esempio. In Elder Scrolls IV era possibile parlare praticamente con tutti, ma in sostanza ripetevano sempre le stesse frasi fatte, oltretutto spesso con la stessa voce, visto che ovviamente la presenza di così tanti personaggi rendeva impossibile differenziare più di tanto (ci sarebbero voluti centinaia di doppiatori, che sarebbe costati più di tutto lo sviluppo del gioco). In Fallout 3, i PNG che non fanno solo presenza, quelli con cui potete effettivamente avere una conversazione, sono molti meno, ma sono tutti molto ben caratterizzati. Non sembrano una serie di cloni dal diverso colore di capelli, anzi. Ognuno di loro ha una storia da raccontare, e pure interessante.  Peraltro, l'ambientazione post-atomica fornisce anche una perfetta giustificazione "interna" al fatto che il mondo di gioco non sia particolarmente affollato. 
La qualità della scrittura è decisamente superiore anche per quel che riguarda le trame. Sia la main quest che le side sono davvero ben realizzate, hanno un sacco di colpi di scena e di belle idee, e sono molto più articolate.  

Ottima anche l'interfaccia di gioco. La gestione dell'inventario è di gran lunga più sensata e funzionale di tutti gli altri RPG su console, e il fatto di aver mascherato il tutto come interfaccia del pip-boy (l'accrocchio da polso che viene regalato al giocatore durante il tutorial) è una bella idea per non spezzare l'illusione e l'immedesimazione. Anche il sistema di combattimento, pur non essendo perfetto, è molto ben studiato e a tratti davvero esaltante: andare in modalità V.A.T.S. (nella versione italiana, S.P.A.V.) e far saltare la testa a un supermutante con un colpo di doppietta ben piazzato, o ridurre un predatore a un mucchietto di cenere fumante grazie a una scarica di pistola laser è sempre una soddisfazione. La visuale, che passa dalla prima persona ad una terza di stampo cinematografico, contribuisce a rendere ancora più divertente il tutto. Certo, sprecare uno slot di abilità per prendere una skill aggiuntiva che non altro che far esplodere molto più spesso i nemici morenti in mille pezzi sanguinolenti è un pò eccessivo, ma sicuramente farà la felicità dei fan del gore.

Certo, la splendida ambientazione mutuata dagli episodi precedenti della serie contribuisce non poco a rendere Fallout 3 un'esperienza eccezionale. E anche qui, bisogna togliersi il cappello davanti a Bethesda, che ha saputo portare il look post-apocalittico/anni '50 da fantascienza pulp nell'attuale generazione di giochi in maniera assolutamente mirabile. Dalla confezione lunch-box al design delle armi, dai distributori di Nuka Cola alla colonna sonora trasmessa da Galaxy News Radio e interamente composta di brani anni '30-'50, tutto è progettato e realizzato magnificamente, e la sensazione di trovarsi all'interno di un racconto di fantascienza pulp o di un film di Roger Corman con gli effetti speciali di oggi è davvero forte. Per non parlare di tutte le chicche nascoste qua e là la cui scoperta, per i veri appassionati del genere, rappresenterà un vero e proprio gioco-nel-gioco: i robot protettori stile Forbidden Planet, la side-quest intitolata "Those!", in cui troverete una cittadina alle prese con - ovviamente! - orribili formiconi giganti, e chi più ne ha più ne metta...

Insomma, io da Fallout 3 mi aspettavo un buon gioco. Salta fuori che, invece, è un capolavoro. Una bellissima sorpresa! 


venerdì 31 ottobre 2008

Nerdgasm



Sarà sicuramente una cazzatona nucleare, ma sono 20 anni che aspetto di poter fare il culo a Darkseid nei panni di Flash. E tra un mesetto circa, finalmente...

martedì 28 ottobre 2008

Lost in Albion

Ok, è ufficiale: Fable II rientra appieno nella categoria "giochi da perdercisi dentro".

E' davvero notevolissimo. Se siete minimamente dotati di senso dell'umorismo e/o amore per il role-playing, tra una quest e l'altra passerete ore e ore soltanto a girare per le città facendo il/la buffone/a per impressionare gli abitanti, amoreggiare, giocare al tavolo del Fulcro, lavorare come fabbro (attività che si può intraprendere molto presto nel gioco, e decisamente redditizia) o semplicemente ammirare gli splendidi paesaggi. E parliamone, dei passeggi: perché sono dei piccoli capolavori di arte figurativa, che si sposano alla perfezione con lo stile cartoon del gioco.


Per quelli più interessati al lato avventuroso, bisogna dire che anche il combattimento è gestito benissimo, nella sua grande semplicità. Sia che voglia attaccare a distanza, in corpo a corpo o lanciare incantesimi, il tutto vi risulterà assolutamente intuitivo fin dall'inizio. Non avrete bisogno di memorizzare nessuna complicata sequenza di tasti per ottenere sequenze di combattimento divertenti e spettacolari: vi basterà trovare il giusto ritmo tra attacco, difesa e uso delle magie.
La main quest parte subito con dei colpi allo stomaco niente male... Di più non posso dirvi, dato che io stesso mi sono perso in tante altre attività che, per il momento, sono solo all'inizio della trama! Magari ne parlerò ancora in futuro, per il momento mi limito a segnalare che il primo impatto con il gioco è davvero, davvero positivo. Ah, e sono contento di aver scelto la Limited Edition: per lo stesso identico prezzo della standard, si ottengono delle chicche in-game come questa divisa...


Accoppiata con il title personalizzato "Master Chief", fa la sua porca figura...

Complimenti, Lionhead!

lunedì 15 settembre 2008

Xbox Live Arcade Suggestions

Il Live Arcade di Xbox 360 propone ormai tantissimi titoli, e nuovi ne arrivano ogni mese. Molti sono per fanatici del retro-gaming, e non meritano più di uno sguardo, una partitina alla demo e un sorriso speso a rimembrare i bei tempi andati in cui mettevate una monetina da 200 lire nel coin-op e distruggevate il joystick per vincere la gare dei 100 metri di Track and Field. Altri, invece, sono esempi di grande creatività, di quello che si può fare con mezzi economici tutto sommato limitati ma accompagnati da grandi idee. Tanto per ricordarci che un gioco divertente non è necessariamente uno con grafica fotorealistica, migliaia di parole di audio doppiate da attori professionisti e stuoli di animatori dediti a studiare il miglior modo per rendere realistiche le sopracciglia del protagonista. Scopo di questo post è quello di suggerirvi un paio di giochi che rientrano proprio in questa categoria, quella dei "validi di per sè", che per convincervi a cacciare una decina/quindicina di euro non puntano sull'effetto nostalgia, ma su un gameplay solido e uno stile unico.

Partiamo da POKER SMASH.

Sviluppato da Void Star Creations, è un puzzle-game assolutamente drogante. Tra tutti i figli illegittimi di Tetris, è sicuramente uno dei più ispirati e originali. Lo scopo del gioco è quello di impedire che le tessere che salgono dal basso tocchino il "soffitto" del tabellone; per fare questo, bisogna farle sparire creando con esse le combinazioni del poker. Le tessere, infatti, rappresentano le varie carte da gioco di un mazzo da poker (ovviamente americano).

Per creare le combinazioni necessarie si possono spostare le tessere a destra o a sinistra. Le tessere sono soggette alla gravità, per così dire, quindi ogni volta che ne spostate una su una fila vuota cadrà fino ad appoggarsi sulla prima casella piena in basso. Man mano che si fanno punti, si ottengono bombe (che potete piazzare su qualsiasi carta vogliate eliminare), fino a un massimo di cinque, e si riempie la barra della moviola, che permette di rallentare lo scorrimento del tabellone per un periodo limitato di tempo.
Il gioco ha una grafica semplice ma pulitissima e accattivante, e gli scenari, che nella modalità standard hanno un ordine preciso, possono essere sbloccati e usati quando e come si vuole attraverso i crediti guadagnati in-game. La colonna sonora (e in generale il comparto audio) è di tutto rispetto e accompagna bene l'azione senza mai essere fastidiosa. Soprattutto, Poker Smash è divertente! Quel divertimento puro che da sempre accompagna i migliori puzzle-game. Divertimento alla portata di tutti, sia del casual gamer che dello smanettone, che dietro all'immediatezza della formula di gioco potrà scoprire una notevole profondità. Ci sono davvero tante possibili strategie che comincerete a "vedere" solo dopo qualche partita. Consigliatissimo a tutti, senza riserve!


Il secondo consiglio di oggi è CASTLE CRASHERS

Creato da The Behemot, piccola casa indipendente già nota per lo stilosissimo Alien Hominid, è un hack 'n' slash 2-D a scorrimento orizzontale che tanto ricorda i tempi di Golden Axe e  Knights of the Round. 

Andare in giro per castelli e ambientazioni fantasy-medievaleggianti a triturare, affettare, congelare o bruciare orchi è sempre divertente, ma lo è molto di più quando il tutto avviene nel contesto di un gameplay scorrevolissimo e assolutamente intuitivo, nobilitato per di più da una grafica semplicemente eccezionale. Castle Crashers è la dimostrazione di quello che si può fare con il 2-D, ancora oggi. Fa piacere a tutti vedere la grafica da milioni di dollari di Gears of War o Mass Effect, ma è veramente indispensabile per creare un gioco capace di farvi sgranare gli occhi e catturarvi? La risposta è no. Il gioco di The Behemot, con il suo look tra il fumetto umoristico e il cartone animato, è una delle cose più belle che mi sia capitato di vedere su Xbox 360. Animazioni fantastiche, un'idea fortemente caratterizzante, quella capacità di interpretare la realtà, invece di copiarla, con effetti esilaranti e "magici": tutte cose che si ritrovano nella loro veste migliore nel lato artistico di questo gioco, che è davvero da dieci e lode.
I personaggi che si possono interpretare sono tutti ben caratterizzati e diversi l'uno dall'altro: nonostante il look di base li accomuni, infatti, ognuno di loro ha una diversa forma di poteri magici, che contribuiscono a rendere il gameplay più vario e divertente. E poi, si tratta di un gioco che rende al massimo in multiplayer cooperativo, e la possibilità di affrontare l'avventura in quattro usando quattro character dalle caratteristiche diverse è assolutamente da non perdere! Tra i lati positivi, va citata anche la longevità di un titolo che si sviluppa su moltissimi livelli, che include dei mini-game aggiuntivi davvero spassosi e che in generale ha un eccellente rapporto qualità/prezzo. Da provare!

martedì 22 gennaio 2008

Mass Effect - Best Game Ever!

Ho già avuto modo di scrivere qui sul blog a proposito di Mass Effect, l'Action-RPG di Bioware per XBox 360. Come avrà intuito chi ha letto tali deliri, le mie aspettative per questo titolo erano altissime; da appassionato di videogiochi e fantascienza, le preview mi avevano veramente entusiasmato, e la lettura del romanzo-prequel Revelation mi aveva rassicurato sulla bontà del lavoro fatto per fornire al gioco un'ambientazione curata e unica.

Dopo averci dedicato buona parte delle mie vacanze di Natale, posso finalmente affermare con certezza che non solo Bioware non ha deluso le mie aspettative, ma per certi versi le ha addirittura superate!

E' una frase "impegnativa" quella che sto per scrivere, ma non ho alcun dubbio a riguardo: Mass Effect è sicuramente il più bel videogame a cui abbia mai avuto la fortuna di poter giocare. Ma non soltanto. E', più in generale, un'esperienza senza eguali nel campo dell'entertainment, perché riesce ad essere con successo parte gioco, parte film e parte libro: è multimediale nel senso migliore del termine, e rappresenta un passo avanti, per l'interactive fiction, di proporzioni enormi.

Mass Effect ha una struttura piuttosto classica. E' un RPG con tutti i crismi, in cui le parti d'azione sono gestite come sparatutto in terza persona alla Gears of War (con il quale, non a caso, condivide il motore grafico), ma sempre attraverso il filtro di dinamiche tipicamente RPG: è possibile infatti mettere il gioco in pausa, per assegnare ordini alla propria squadra e/o per selezionare le abilità che si vogliono utilizzare. Come in tutti gli RPG, c'è una quest principale e una nutrita serie di side-quest, non essenziali al completamente della trama portante ma decisamente divertenti, e utili per potenziare i propri personaggi con nuove abilità, corazze e armi. Ci sono sezioni di esplorazione a bordo di un autoblindo militare armato che dal punto di vista del gameplay ricorda un pò gli Warthog di Halo, con il plus di potersi arrampicare un pò ovunque sulle catene montuose che costellano i (molti) pianeti su cui è possibile atterrare. Ma tutto ciò, per quanto molto curato e divertente, non è il segreto di Mass Effect, non è il succo di ciò che mi fa dire che è un landmark importante per l'intrattenimento interattivo.

La vera essenza della nuova fatica (mai termine fu più giustificato) di Bioware è nella qualità della scrittura creativa che la sorregge. Trama, caratterizzazione dei personaggi, dialoghi, cura maniacale dell'ambientazione... Tutti quegli aspetti che nella maggior parte dei game sono un punto debole, qui diventano il principale punto di forza, dando all'esperienza di gioco una profondità impressionante e unica, soprattutto per il modo in cui riesce a coinvolgere. Non si vedeva un gioco così cinematografico dai tempi del Metal Gear Solid PSone, ma qui, ovviamente, si va molto oltre, grazie a un hardware evolutissimo e a una maggiore consapevolezza di stare realizzando un vero e proprio film interattivo: non a caso, lo staff di scrittori coinvolto, guidato da Drew Karpyshyn, è fatto di professionisti navigati, gente che ha una perfetta comprensione delle regole dello storytelling e sa come creare personaggi interessanti. La trama è avvincente, è degna dei migliori film o libri di fantascienza e gli amanti della space-opera non potranno non amarla. Nella sequenza finale, senza esagerare, Mass Effect è il più bel film di fantascienza che abbia visto dai tempi di "Star Trek: Primo Contatto". E i personaggi...

Diciamolo subito. Non avevo mai visto prima, in nessun gioco di cui abbia memoria, una tale qualità nelle caratterizzazioni. Ogni personaggio con cui potete parlare ha una propria, ben definita personalità, le sue manie, le sue aspirazioni, una storia personale... E' difficile non affezionarsi, ai protagonisti quanto ai comprimari. L'equipaggio della Normandy è tratteggiato in maniera invidiabile: non sfigurerebbe nella prossima serie di Star Trek o in uno spin-off di Farscape... Anzi! E tutto questo rende ancora più emozionanti alcuni dei momenti più tesi della storia, che non vi racconterò per non spoilerare. Ma sappiate che alcune delle decisioni che dovrete prendere saranno estremamente difficili, dovrete meditarci su parecchio... E questo nasce proprio dalla grande perizia con cui sono tratteggiati i personaggi, dal modo in cui sono vivi e vitali e capaci di "mettervi in difficoltà" in più di un senso - anche morale.

Ovviamente, un risultato così non sarebbe stato possibile senza una parte grafica e sonora più che adeguata, e da questo punto di vista Mass Effect non lascia certo a desiderare. In particolare, le animazioni facciali sono incredibilmente dettagliate, e già di per sé sono "da fantascienza" (perdonate il gioco di parole), se paragonate a quelle che abbiamo visto sulla generazione di giochi precedente. Le emozioni dei personaggi traspaiono non solo dai dialoghi e dall'ottimo doppiaggio, ma anche dal modo in cui si presentano sullo schermo e in cui interagiscono col vostro avatar virtuale con occhiate, sorrisi e movimenti del capo, con una sottigliezza veramente impressionante. Aggiungete ambientazioni di una bellezza da mozzare il fiato, musiche eccellenti da kolossal hollywoodiano e il quadro è completo.

Parlavamo di moralità. Lo sviluppo morale del protagonista è un altro degli aspetti più importanti del gioco, ed è completamente nelle mani del giocatore. Se pensate che l'essenza di un role-playing game sia, appunto, nell'interpretazione di un ruolo, molto più che nel salire di livello, comprare nuovi oggetti e migliorare le abilità, qui c'è pane per i vostri denti. Le vostre risposte, nei dialoghi a scelta multipla creati da Bioware, sono importanti, anzi: fondamentali. In molti dei momenti più tesi del gioco, vi troverete, come accennavo prima, a dover fare delle scelte ben precise, che influenzeranno pesantemente la trama, fino al punto di condurre a finali differenti.
Per essere più chiari, in quasi tutti i dialoghi potete selezionare tra tre tipi di atteggiamenti da tenere con l'interlocutore: integerrimo (denominato nel gioco "Paragon"), neutro, o cinico ("Renegade"). Più vi comportate da eroe senza macchia, seguendo il sentiero Paragon, più avrete possibilità di migliorare il vostro punteggio di fascino, e quindi di risolvere questioni anche pericolose con le buone; più vi comportate da soldato cinico e brutale, seguendo il sentiero Renegade, più potrete migliorare il punteggio di intimidazione, e quindi risolvere situazioni intricate grazie alle sole minacce, senza nemmeno estrarre le armi. Ma al di là di questo aspetto di gameplay, comunque importantissimo, per un giocatore di ruolo la cosa più affascinante è proprio la possibilità di scegliere che tipo di eroe si vuole interpretare: dall'esempio vivente (puro Paragon, appunto) alla Jean Luc Picard, nobile e con standard di valori altissimi, all'agente speciale alla Jack Bauer (decisamente Renegade), cinico e disposto a tutto pur di portare a termine la missione. Ovviamente, non si è costretti a creare un personaggio che si rispecchi in uno di questi due estremi; tutte le sfumature intermedie sono a vostra disposizione, e rendono l'esperienza di gioco ancora più soddisfacente.
In quasi tutte le decisioni, specialmente quelle più importanti, la linea di demarcazione tra Paragon e Renegade non è così chiara e definita: non esistono scelte "buone" o "cattive". Entrambe le possibilità che ci si trova davanti sono sensate, e hanno lati positivi e negativi che dovete ponderare. Per fare un esempio senza spoiler, posso dire che la prima volta che ho finito il gioco mi sono trovato a scegliere il finale Renegade nonostante avessi, fin lì, praticamente sempre agito da Paragon. Questo perché, in quella circostanza, mi sembrava più convincente la scelta Renegade, a dimostrazione del fatto che si è comunque portati a valutare caso per caso la linea di condotta da seguire.

E non ho nemmeno menzionato quando siano divertenti i combattimenti, quanto siano cool le abilità biotiche e come sia bello poter creare un personaggio del tutto personalizzato, tanto nell'aspetto quanto nel background.

Mass Effect non è un gioco perfetto, anche perché la perfezione non esiste. L'IA dei vostri compagni di squadra durante gli scontri a fuoco non è granché, e il problema di caricamento lento delle texture dell'Unreal Engine, già visto su GoW, si ripropone anche qui. Può anche capitarvi di restare bloccati in alcuni punti dei pianeti inesplorati e di dover ricaricare l'ultimo salvataggio. Ma nessuno di questi piccoli difetti, e dico nessuno, è in grado di spostare anche minimamente la bilancia, dove gli aspetti positivi hanno un peso incomparabilmente superiore. Più che un gioco, Mass Effect è un'esperienza che tutti gli appassionati di fantascienza, games e interactive fiction (non necessariamente in quest'ordine) dovrebbero fare. E' un universo così affascinante che non ne vorrete più uscire, anche perché, per vedere tutto, è necessario finire il gioco più volte... E state certi che non ve ne pentirete: io sono verso la fine del secondo giro e già non vedo l'ora di iniziare il terzo.

Grazie, Bioware. Adesso, però, hai una responsabilità: quella di dare a noi poveri tossici delle date per l'uscita della prossima espansione, e soprattutto di Mass Effect 2, più rapidamente possibile. Sarà un'attesa snervante!

giovedì 6 dicembre 2007

E' tornata!

Ebbene sì: è tornata a casa ieri, dopo due settimane in sala operatoria.

Non è stata una lunga assenza, in fondo.

E' tornata con un mese di abbonamento a Xbox Live in omaggio, "per il disturbo".

Ed è tornata giusto in tempo per l'aggiornamento della Dashboard, grazie al quale, adesso, è anche un lettore DivX!

E ora scusate, ma devo proprio scappare. L'Arbiter mi aspetta.


mercoledì 5 dicembre 2007

Il brano del giorno - 009

Oggi il brano del giorno è... Un pò particolare.

Ma merita, eccome se merita!

A pirate I was meant to be, tratto da The curse of Monkey Island



E stavolta, dato che ne val proprio la pena, beccatevi pure il testo! Dato che le strofe cambiano a seconda delle linee di dialogo scelte dal giocatore, noterete che sono un pò mischiate, ma non ho voglia di rimetterle in ordine. Del resto, sono un pigro pirata!


Haggis: We're a band of vicious pirates!
Edward: A sailin´ out to sea.
Bill: When you hear our gentle singing...
Haggis: You'll be sure to turn and flee!

Guybrush: Oh, this is just ridiculous.

Guybrush: Come on, men! We've got to recover that map!
Bill: That pirate will be done for, when he falls into our trap!
Bill: We're a club of tuneful rovers!
Haggis: We can sing in every clef!
Edward: We can even hit the high notes!
Haggis: It's just too bad we're tone deaf!

All: A pirate I was meant to be!
All: Trim the sails and roam the sea!

Guybrush: Let's go defeat that evil pirate!
Edward: We know he's sure to lose, ´cause we know just where to fire at!

Edward: We're thieving balladeers.
Haggis: A gang of cutthroat mugs.
Bill: To fight us off ye don't need guns!
Edward: Just really good ear plugs!

All: A pirate I was meant to be!
All: Trim the sails and roam the sea!

Guybrush: All right, crew, let's get to work!
Haggis: Our vocation is a thing we love, a thing we'd never shirk.

Haggis: We'll fight you in the harbor.
Bill: We'll battle you on land.
Edward: But when you meet singing pirates...
Guybrush: They'll be more than you can stand.

Bill: Ooooh! That was a good one!
Guybrush: No, it wasn't.

Guybrush: No time for song! We've got to move!
Bill: The battle will be long, but our courage we will prove!

Bill: We're a pack a´ scurvy sea dogs.
Haggis: Have we pity? Not a dram!
Edward: We all eat roasted garlic...
Haggis: ...then sing from the diaphragm!

All: A pirate I was meant to be!
All: Trim the sails and roam the sea!

Guybrush: Less singing, more sailing.
Edward: When we defeat our wicked foe, his ship he will be bailing!

Bill: If ye try ta fight us...
Haggis: ...you will get a nasty whackin´!
Edward: If ya disrespect our singing´...
Bill: ...we will feed ya to a kraken!

All: A pirate I was meant to be!
All: Trim the sails and roam the sea!

Guybrush: I´m getting so sick of you guys and your rhyming.
Haggis: We´re ready to set sail, through the cannons need a priming.

Edward: We're troublesome corsairs!
Bill: And we've come to steal your treasures!
Haggis: We would shoot you on the downbeat...
Edward: ...but we have to rest five measures.

All: A pirate I was meant to be!
All: Trim the sails and roam the sea!

Guybrush: Stop! Stop! Stop!
Bill: The brass is what we'll polish and the deck is what we'll mop.

Guybrush: You say you're nasty pirates...
Guybrush: ...scheming, thieving, bad bushwhackers?
Guybrush: From what I've seen I tell you...
Guybrush: ...you're not pirates! You're just slackers!

All: A pirate I was meant to be!
All: Trim the sails and roam the sea!

Guybrush: We'll surely avoid scurvy if we all eat an orange.
Haggis: And...!
Haggis: ...um...
Bill: Well...
Edward: ...err...
Bill: Door hinge?
Edward: No, no...
Bill: Guess the song's over, then.
Haggis: Guess so.
Edward: Okay, back to work.
Guybrush: Well gee. I feel a little guilty, now.

giovedì 15 novembre 2007

Fever

Nonostante le ultime 24 ore siano state da campionato del mondo della sfiga, e nonostante una delle varie sfortune che mi han colpito in pieno sia proprio il kaputt della mia Xbox 360 (e dire che mi ero illuso di poter essere uno dei pochi fortunati che non avrebbero mai mandato in assistenza una 360 di prima generazione... Per fortuna è in garanzia!), la febbre per MASS EFFECT non accenna a diminuire.

Negli ultimi giorni ho ricevuto a casa il romanzo che fa da prequel al gioco, scritto da Drew Karpyshyn; ne ho già letto metà e lo trovo molto gradevole. E' una lettura scorrevole, senza pretese, che svolge benissimo la sua funzione di introdurre al mondo creato da Bioware per il gioco. Un mondo che già si annuncia come affascinante, convincente, ben costruito. Il romanzo porta alla luce idee molto interessanti, e mostra come i creativi dietro il gioco abbiano voluto fornirgli un'ambientazione solida, seria, che rispetta le regole di credibilità e cura delle migliori opere di fantascienza. Certo, reminiscenze di Star Trek e Star Wars emergono qua e là, nondimeno Mass Effect si avvia ad avere una profondità di setting e design che si avvicina di più a quella di una produzione letteraria o cinematografica, che non a quella di un videogioco. Non per niente è un investimento grosso per lo sviluppatore: è il tentativo di creare un franchise di fantascienza che dia vita ad almeno 3 giochi di classe AAA, e possibilmente anche ad un ricco contorno di merchandising, libri e via discorrendo.

Se avranno successo, lo scopriremo tra poco. Di certo, le premesse ci sono tutte, perché oltre alle good vibes che arrivano dal già citato romanzo, anche dai filmati anticipati finora c'è la netta sensazione di trovarsi di fronte ad un gioco che setterà uno standard tutto nuovo nel suo genere.
E' ovviamente importante, anzi fondamentale, che il gameplay si dimostri all'altezza dell'impegno profuso nel creare un universo credibile, e questo nessun filmato può dircelo: finché non gli avremo messo le mani sopra, non avremo certezze a riguardo.
Però, da giocatore che valuta lo storytelling e l'ambientazione, a volte, anche più delle stesse meccaniche di gioco, e da grande amante della space-opera in tutte le sue forme, sinceramente non vedo l'ora di poter salire a bordo della Normandy. Non vedo l'ora di poter entrare nel mondo di Mass Effect con quel coinvolgimento che è la vera forza dei videogiochi, che in un certo senso sono il media del futuro proprio per la loro capacità di farti diventare parte integrante delle vicende, a un livello impossibile per altri media.

Insomma, date un'occhiata. Qui c'è un'intera galassia, che aspetta solo di essere esplorata!



Spero solo che MS mi rispedisca la console "pronta all'uso" per la fine del mese, quando più o meno mi arriverà a casa il pacco da Play.com... Altrimenti, la febbre potrebbe peggiorare!

martedì 2 ottobre 2007

Lost Planet

La Capcom è una software house che ha dato il meglio di sé durante l'era dei picchiaduro 2-D, di cui è stata indiscussa maestra grazie a Street Fighter e derivati; recentemente, è rimasta sulla cresta dell'onda soprattutto grazie al clamoroso successo di Resident Evil, un franchise capace di inventare un vero e proprio genere, il survival horror, con decine e decine di epigoni più o meno riusciti.
A latere di RE, la casa giapponese ha prodotto altre serie, di minore successo ma comunque molto apprezzate dai giocatori come Onimusha e soprattutto Devil May Cry. E proprio quest'ultima serie presenta, più di ogni altra, tutti i "marchi di fabbrica" della Capcom del 2000: azione forsennata; personaggi dallo spessore psicologico di un tavolino, ma tamarrissimi, visivamente supercool e quindi adorati senza riserve dal pubblico adolescente (anche femminile!); un vasto campionario di mostri da affrontare, tra cui tanti coriacei boss di fine livello (una vera fissazione), spesso di dimensioni ciclopiche; e soprattutto una buona dose di ironia, che rende certi eccessi più simpatici che patetici.

Uno degli ultimi figli di questo filone è LOST PLANET, uno sparattutto in terza persona per Xbox 360 (arrivato molto recentemente anche su PC, anche se con requisiti di sistema abbastanza tosti) in cui si alternano combattimenti "a piedi" e altri a bordo di enormi mech conosciuti come VS (Vital Suit, perché dopo Gundam chiamarli "robot" è tremendamente fuori moda).



Il gioco è rimasto nel mio mobiletto-TV per molti mesi, praticamente intonso. In questi giorni, ho finalmente trovato un pò di voglia e un pò di tempo per giocarci, e devo dire che è davvero divertente. E' una tamarrata nel più classico stile Capcom, uno di quei giochi dove bisogna semplicemente sparare a tutto quello che si muove con armi e mosse strafighe, ma che almeno graficamente è davvero un titolo di nuova generazione. La bellezza delle città distrutte sepolte dalla neve di alcuni livelli è da mozzare il fiato; il mecha-design è sorprendentemente realistico senza rinunciare a essere "stiloso"; i mostri sono realizzati veramente bene, e ottimamente animati. A essere sinceri, quello animato peggio forse è proprio il personaggio controllato dal giocatore, che volendo guardare il pelo nell'uovo forse corre in maniera un pò strana e a volte è un pò pupazzoso... Ma è anche vero che l'occhio, a causa dell'azione forsennata di cui sopra, cadrà sempre sulle parti "utili" dello schermo piuttosto che sul modello del protagonista, quindi è una scelta comprensibile quella di dedicare più attenzione al mondo circostante.
Il gameplay è semplice, intuitivo e cionostante lascia una certa libertà di scelta al giocatore, ma soprattutto non è frustrante come quello di Devil May Cry, che a tratti faceva venire voglia di gettare il joypad dalla finestra. Lost Planet è molto meglio calibrato; il livello facile è effettivamente facile e quello difficile, beh... Detto in due parole è un gran casino! La lunghezza più limitata delle missioni e l'elevato numero di checkpoint ne fa un prodotto dal design molto più azzeccato di altre produzioni Capcom del recente passato.

E poi siamo sinceri, cosa c'è di più figo che sparare a un gigantesco mostro spaziale dall'abitacolo di un mech di cui - grazie al sapiente uso del sonoro e della vibrazione del controller - si riesce quasi ad avvertire il peso?
Beh, qualcosa sicuramente c'è, ma ben poco! Per non parlare dell'eccellente multiplayer.

In definitiva, un ottimo lavoro davvero. Non ha la profondità strategica di un Gears of War, nè la storia intrigante di un Halo, ma è un gioco che garantisce comunque tante ore di svago proprio grazie alla sua immediatezza. E soprattutto, ha i robottoni giapponesi senza essere cervellotico come un Armored Core (un gioco che adoro, sia chiaro! Ma taaaaanto più complicato).

Ah, della storia c'è poco da dire, non è niente di che, è una banalità che serve giusto come scusa per tenere insieme i pezzi. Ma le cut-scenes che la portano avanti tra una missione e l'altra sono semplicemente spettacolari! Una in particolare mi ha lasciato a bocca aperta, ed è questa qui (God bless youtube):



Una di quelle scene che non ti viene voglia di saltare neanche quando decidi di rigiocare la missione per migliorare il tuo record. Anche perché arriva dopo una boss fight veramente tosta, per la quale è bello ricevere un "reward" di qualità.

Good job, Capcom!

giovedì 6 settembre 2007

To boldly go where no man has gone before

Ecco il principale motivo per cui ho comprato una Xbox 360:



Penso di non aver mai aspettato con tanta ansia un videogioco... Prevedo che sarà una costante delle mie vacanze di Natale. Tanto di cappello a Bioware.

Ora, il mio unico dubbio è se giocarlo in italiano o procurarmi una versione UK... Per il momento, sono indirizzato verso la seconda opzione (per la serie "sputa nel piatto in cui mangia!"), comunque vedremo.

Engage!