martedì 2 dicembre 2008

Il capolavoro che non t'aspetti

In un mondo in cui Internet ci permette di seguire qualsiasi progetto dalla culla alla tomba, in cui a furia di anticipazioni, teaser, trailer, preview e chi più ne ha più ne metta abbiamo ormai le idee chiarissime su un prodotto molto prima di averlo visto, letto, provato, è un vero piacere scoprire di poter essere ancora sorpresi. Mi è capitato - alla grande - con Fallout 3.
Sarò sincero: non mi aspettavo affatto, a giudicare dai filmati e dalle info che erano circolate in rete prima delle recensioni ufficiali, che il gioco fosse così bello. 
Un pò l'ambientazione post-atomica (sia pure resta molto più gustosa dall'iniezione di uno stile anni '50 che gli dà un look da fantascienza retrò davvero interessante), che non è di quelle che mi incuriosiscono a priori; un pò il richiamo a una serie storica di RPG su PC della quale però non ho alcuna esperienza; soprattutto, il legame evidente con la precedente opera di Bethesda, The Elder Scrolls IV: Oblivion, indubbiamente bello ma con alcuni difetti che a mio parere minano molto l'esperienza di gioco, mi facevano essere un pò scettico. Tanto che avevo quasi pensato di rimandare l'acquisto a quando sarebbe costato un pò meno, o a quando fossero comparse le prime copie usate. 

Poi, è successo che... Il gioco è uscito, accompagnato da recensioni tutte entusiaste, con voti altissimi e commenti che mi hanno incuriosito sempre di più. Il colpo di grazia me lo ha dato l'aver visto dal vivo la splendida Limited Edition: un lunchbox sponsorizzato dalla Vault-Tech, l'azienda costruttrice di rifugi antiatomici presente nel gioco, contenente, oltre al gioco, un art-book, un DVD making of e una bambolina bubblhead a foggia di Vault-Boy. Una di quelle splendide edizioni che ti fanno pensare "è così che si combatte la pirateria". Complice la possibilità di averla ad un prezzo molto molto inferiore (lavorare nel campo dovrà pure avere qualche bonus che compensi le rotture di scatole!), non ho saputo resistere e me la sono portata a casa.















Ho messo il DVD nell'Xbox per provare il gioco, pensando "beh, faccio il tutorial, poi lo metto in stand-by finché non ho finito Fable II". Risultato? A finire in stand-by è stato il gioco di Lionhead!

Fallout 3 si sta dimostrando, per quanto l'ho giocato finora, tutto ciò che Oblivion avrebbe dovuto essere e non è stato - quantomeno, non fino in fondo. Un gioco immenso, un mondo da esplorare enorme e pieno di cose da fare e da scoprire, che dà totale libertà nel farlo, ma che al tempo stesso ha una coerenza e una vitalità assolute. Il problema principale del precedente RPG di Bethesda era proprio quello di essere sì enorme, ma in fondo molto ripetitivo, con tantissimi personaggi, ma tutti più o meno uguali, con le poche eccezioni di quelli coinvolti nella main quest. Chiudere gli Oblivion Gate era quanto di più noioso: ci giravano sempre gli stessi mostri e sostanziamente vi si facevano sempre le stesse cose, con l'unica differenza di dover occasionalmente girare a destra invece che a sinistra, o scendere una scala invece di attraversare un ponte. La storia principale non brillava certo per originalità, e anche le side quest erano - con un paio di lodevoli eccezioni - troppo banali e poco interessanti. In Fallout 3, Bethesda ha imparato la lezione, ha capito che era meglio sacrificare un pò di quantità in favore di una maggiore qualità, e così facendo ha dato al suo nuovo gioco un'anima che il suo predecessore non aveva, senza per questo rinunciare a dimensioni comunque mastodontiche, tanto che servono almeno un centinaio di ore per un completamento totale.

Mi spiegherò meglio con un esempio. In Elder Scrolls IV era possibile parlare praticamente con tutti, ma in sostanza ripetevano sempre le stesse frasi fatte, oltretutto spesso con la stessa voce, visto che ovviamente la presenza di così tanti personaggi rendeva impossibile differenziare più di tanto (ci sarebbero voluti centinaia di doppiatori, che sarebbe costati più di tutto lo sviluppo del gioco). In Fallout 3, i PNG che non fanno solo presenza, quelli con cui potete effettivamente avere una conversazione, sono molti meno, ma sono tutti molto ben caratterizzati. Non sembrano una serie di cloni dal diverso colore di capelli, anzi. Ognuno di loro ha una storia da raccontare, e pure interessante.  Peraltro, l'ambientazione post-atomica fornisce anche una perfetta giustificazione "interna" al fatto che il mondo di gioco non sia particolarmente affollato. 
La qualità della scrittura è decisamente superiore anche per quel che riguarda le trame. Sia la main quest che le side sono davvero ben realizzate, hanno un sacco di colpi di scena e di belle idee, e sono molto più articolate.  

Ottima anche l'interfaccia di gioco. La gestione dell'inventario è di gran lunga più sensata e funzionale di tutti gli altri RPG su console, e il fatto di aver mascherato il tutto come interfaccia del pip-boy (l'accrocchio da polso che viene regalato al giocatore durante il tutorial) è una bella idea per non spezzare l'illusione e l'immedesimazione. Anche il sistema di combattimento, pur non essendo perfetto, è molto ben studiato e a tratti davvero esaltante: andare in modalità V.A.T.S. (nella versione italiana, S.P.A.V.) e far saltare la testa a un supermutante con un colpo di doppietta ben piazzato, o ridurre un predatore a un mucchietto di cenere fumante grazie a una scarica di pistola laser è sempre una soddisfazione. La visuale, che passa dalla prima persona ad una terza di stampo cinematografico, contribuisce a rendere ancora più divertente il tutto. Certo, sprecare uno slot di abilità per prendere una skill aggiuntiva che non altro che far esplodere molto più spesso i nemici morenti in mille pezzi sanguinolenti è un pò eccessivo, ma sicuramente farà la felicità dei fan del gore.

Certo, la splendida ambientazione mutuata dagli episodi precedenti della serie contribuisce non poco a rendere Fallout 3 un'esperienza eccezionale. E anche qui, bisogna togliersi il cappello davanti a Bethesda, che ha saputo portare il look post-apocalittico/anni '50 da fantascienza pulp nell'attuale generazione di giochi in maniera assolutamente mirabile. Dalla confezione lunch-box al design delle armi, dai distributori di Nuka Cola alla colonna sonora trasmessa da Galaxy News Radio e interamente composta di brani anni '30-'50, tutto è progettato e realizzato magnificamente, e la sensazione di trovarsi all'interno di un racconto di fantascienza pulp o di un film di Roger Corman con gli effetti speciali di oggi è davvero forte. Per non parlare di tutte le chicche nascoste qua e là la cui scoperta, per i veri appassionati del genere, rappresenterà un vero e proprio gioco-nel-gioco: i robot protettori stile Forbidden Planet, la side-quest intitolata "Those!", in cui troverete una cittadina alle prese con - ovviamente! - orribili formiconi giganti, e chi più ne ha più ne metta...

Insomma, io da Fallout 3 mi aspettavo un buon gioco. Salta fuori che, invece, è un capolavoro. Una bellissima sorpresa! 


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