Il teaser trailer di Dark Void, nuovo gioco Capcom in uscita quest'anno:
Gears of War incontra Ace Combat, con livelli a sviluppo sia orizzontale che verticale, il marchio Capcom (sinonimo di divertentissima tamarrata) e un protagonista dal look simil-Rocketeer ?
Mi sono reso conto di aver dimenticato questa recensione tra le bozze per mesi... La pubblico adesso, per la serie "non è mai troppo tardi". Enjoy!
E' finalmente uscito Soul Calibur IV, primo episodio della saga di Namco a fare la sua comparsa sulle console di questa generazione (per chi non l'avesse capito, sto parlando di Xbox 360 e PS3). Che dire? Dal punto di vista del gameplay, non è molto più di una versione ipervitaminizzata di Soul Calibur III; le innovazioni (equipaggiamento che si deteriora e si distrugge sotto i colpi dell'avversario, introduzione delle critical finish e di blandi elementi RPG) non sono così rilevanti da poter parlare di gioco rivoluzionato e/o veramente nuovo. D'altro canto, se c'è un genere dove non ci aspetteremmo grandi cambiamenti, è proprio quello dei picchiaduro 3-D: il fatto che sia un "more of the same" non intacca affatto il godimento di quello che è un videogame veramente addittivo e divertente, quanto e più degli episodi precedenti. Se poi avete anche qualche amico da sfidare, dal vivo o su Xbox Live/PSN, si tratta di un acquisto obbligato, visto che come sempre il lavoro di Namco è stato eccellente.
Detto questo, non è che non ci sia proprio nulla di nuovo. L'editor dei personaggi è stato potenziato all'inverosimile, e adesso è veramente completo, è quasi un gioco a parte. Potete sia creare combattenti del tutto originalii, basati ovviamente su stile e mosse di quelli esistenti, sia nuovi costumi per questi ultimi. La quantità di slot è talmente elevata che solo i veri fanatici dell'editing come il sottoscritto si troveranno a dover fare delle scelte per mancanza di spazio... Anche se, a dire il vero, un paio di slot dovrete necessariamente riservarli a personaggi da modificare di volta in volta ad hoc per ogni singolo piano della Torre delle Anime: sempre che vogliate arrivare in fondo a questa modalità, tanto addittiva quanto, a tratti, "cattiva". Tanto cattiva che per un paio di piani ammetto di aver dovuto ricorrere all'aiuto di youtube per individuare la strategia vincente.
Il gioco è appagante per tutti, dall'appassionato al casual gamer, come è caratteristica di ogni episodio di SC, e ne fa una scelta ideale tanto per chi vuole sfogarsi in single player quanto per le serate con gli amici. Anche l'online è eccellente, e del resto non poteva essere altrimenti: il multiplayer è da sempre il vero punto forza del genere, e non implementarlo come si deve significherebbe darsi la zappa sui piedi da soli.
In definitiva, un gioco consigliatissimo, anche se forse superfluo - paradossalmente - soprattutto per i fan di vecchia data della saga, vista la mancanza di innovazioni significative. Personalmente, lo adoro, soprattutto perché l'unico altro episodio che ho è il 2, e non posso rigiocarci non avendo più la PS2 a casa.
Quasi dimenticavo: se qualcuno volesse sfidarmi, le spade di Cervantes sono sempre a vostra disposizione! Meglio se davanti ad una bella birra...
In un mondo in cui Internet ci permette di seguire qualsiasi progetto dalla culla alla tomba, in cui a furia di anticipazioni, teaser, trailer, preview e chi più ne ha più ne metta abbiamo ormai le idee chiarissime su un prodotto molto prima di averlo visto, letto, provato, è un vero piacere scoprire di poter essere ancora sorpresi. Mi è capitato - alla grande - con Fallout 3.
Sarò sincero: non mi aspettavo affatto, a giudicare dai filmati e dalle info che erano circolate in rete prima delle recensioni ufficiali, che il gioco fosse così bello.
Un pò l'ambientazione post-atomica (sia pure resta molto più gustosa dall'iniezione di uno stile anni '50 che gli dà un look da fantascienza retrò davvero interessante), che non è di quelle che mi incuriosiscono a priori; un pò il richiamo a una serie storica di RPG su PC della quale però non ho alcuna esperienza; soprattutto, il legame evidente con la precedente opera di Bethesda, TheElder Scrolls IV: Oblivion, indubbiamente bello ma con alcuni difetti che a mio parere minano molto l'esperienza di gioco, mi facevano essere un pò scettico. Tanto che avevo quasi pensato di rimandare l'acquisto a quando sarebbe costato un pò meno, o a quando fossero comparse le prime copie usate.
Poi, è successo che... Il gioco è uscito, accompagnato da recensioni tutte entusiaste, con voti altissimi e commenti che mi hanno incuriosito sempre di più. Il colpo di grazia me lo ha dato l'aver visto dal vivo la splendida Limited Edition: un lunchbox sponsorizzato dalla Vault-Tech, l'azienda costruttrice di rifugi antiatomici presente nel gioco, contenente, oltre al gioco, un art-book, un DVD making of e una bambolina bubblhead a foggia di Vault-Boy. Una di quelle splendide edizioni che ti fanno pensare "è così che si combatte la pirateria". Complice la possibilità di averla ad un prezzo molto molto inferiore (lavorare nel campo dovrà pure avere qualche bonus che compensi le rotture di scatole!), non ho saputo resistere e me la sono portata a casa.
Ho messo il DVD nell'Xbox per provare il gioco, pensando "beh, faccio il tutorial, poi lo metto in stand-by finché non ho finito Fable II". Risultato? A finire in stand-by è stato il gioco di Lionhead!
Fallout 3 si sta dimostrando, per quanto l'ho giocato finora, tutto ciò che Oblivion avrebbe dovuto essere e non è stato - quantomeno, non fino in fondo. Un gioco immenso, un mondo da esplorare enorme e pieno di cose da fare e da scoprire, che dà totale libertà nel farlo, ma che al tempo stesso ha una coerenza e una vitalità assolute. Il problema principale del precedente RPG di Bethesda era proprio quello di essere sì enorme, ma in fondo molto ripetitivo, con tantissimi personaggi, ma tutti più o meno uguali, con le poche eccezioni di quelli coinvolti nella main quest. Chiudere gli Oblivion Gate era quanto di più noioso: ci giravano sempre gli stessi mostri e sostanziamente vi si facevano sempre le stesse cose, con l'unica differenza di dover occasionalmente girare a destra invece che a sinistra, o scendere una scala invece di attraversare un ponte. La storia principale non brillava certo per originalità, e anche le side quest erano - con un paio di lodevoli eccezioni - troppo banali e poco interessanti. In Fallout 3, Bethesda ha imparato la lezione, ha capito che era meglio sacrificare un pò di quantità in favore di una maggiore qualità, e così facendo ha dato al suo nuovo gioco un'anima che il suo predecessore non aveva, senza per questo rinunciare a dimensioni comunque mastodontiche, tanto che servono almeno un centinaio di ore per un completamento totale.
Mi spiegherò meglio con un esempio. In Elder Scrolls IV era possibile parlare praticamente con tutti, ma in sostanza ripetevano sempre le stesse frasi fatte, oltretutto spesso con la stessa voce, visto che ovviamente la presenza di così tanti personaggi rendeva impossibile differenziare più di tanto (ci sarebbero voluti centinaia di doppiatori, che sarebbe costati più di tutto lo sviluppo del gioco). In Fallout 3, i PNG che non fanno solo presenza, quelli con cui potete effettivamente avere una conversazione, sono molti meno, ma sono tutti molto ben caratterizzati. Non sembrano una serie di cloni dal diverso colore di capelli, anzi. Ognuno di loro ha una storia da raccontare, e pure interessante. Peraltro, l'ambientazione post-atomica fornisce anche una perfetta giustificazione "interna" al fatto che il mondo di gioco non sia particolarmente affollato.
La qualità della scrittura è decisamente superiore anche per quel che riguarda le trame. Sia la main quest che le side sono davvero ben realizzate, hanno un sacco di colpi di scena e di belle idee, e sono molto più articolate.
Ottima anche l'interfaccia di gioco. La gestione dell'inventario è di gran lunga più sensata e funzionale di tutti gli altri RPG su console, e il fatto di aver mascherato il tutto come interfaccia del pip-boy (l'accrocchio da polso che viene regalato al giocatore durante il tutorial) è una bella idea per non spezzare l'illusione e l'immedesimazione. Anche il sistema di combattimento, pur non essendo perfetto, è molto ben studiato e a tratti davvero esaltante: andare in modalità V.A.T.S. (nella versione italiana, S.P.A.V.) e far saltare la testa a un supermutante con un colpo di doppietta ben piazzato, o ridurre un predatore a un mucchietto di cenere fumante grazie a una scarica di pistola laser è sempre una soddisfazione. La visuale, che passa dalla prima persona ad una terza di stampo cinematografico, contribuisce a rendere ancora più divertente il tutto. Certo, sprecare uno slot di abilità per prendere una skill aggiuntiva che non altro che far esplodere molto più spesso i nemici morenti in mille pezzi sanguinolenti è un pò eccessivo, ma sicuramente farà la felicità dei fan del gore.
Certo, la splendida ambientazione mutuata dagli episodi precedenti della serie contribuisce non poco a rendere Fallout 3 un'esperienza eccezionale. E anche qui, bisogna togliersi il cappello davanti a Bethesda, che ha saputo portare il look post-apocalittico/anni '50 da fantascienza pulp nell'attuale generazione di giochi in maniera assolutamente mirabile. Dalla confezione lunch-box al design delle armi, dai distributori di Nuka Cola alla colonna sonora trasmessa da Galaxy News Radio e interamente composta di brani anni '30-'50, tutto è progettato e realizzato magnificamente, e la sensazione di trovarsi all'interno di un racconto di fantascienza pulp o di un film di Roger Corman con gli effetti speciali di oggi è davvero forte. Per non parlare di tutte le chicche nascoste qua e là la cui scoperta, per i veri appassionati del genere, rappresenterà un vero e proprio gioco-nel-gioco: i robot protettori stile Forbidden Planet, la side-quest intitolata "Those!", in cui troverete una cittadina alle prese con - ovviamente! - orribili formiconi giganti, e chi più ne ha più ne metta...
Insomma, io da Fallout 3 mi aspettavo un buon gioco. Salta fuori che, invece, è un capolavoro. Una bellissima sorpresa!
Sarà sicuramente una cazzatona nucleare, ma sono 20 anni che aspetto di poter fare il culo a Darkseid nei panni di Flash. E tra un mesetto circa, finalmente...
Ok, è ufficiale:Fable II rientra appieno nella categoria "giochi da perdercisi dentro".
E' davvero notevolissimo. Se siete minimamente dotati di senso dell'umorismo e/o amore per il role-playing, tra una quest e l'altra passerete ore e ore soltanto a girare per le città facendo il/la buffone/a per impressionare gli abitanti, amoreggiare, giocare al tavolo del Fulcro, lavorare come fabbro (attività che si può intraprendere molto presto nel gioco, e decisamente redditizia) o semplicemente ammirare gli splendidi paesaggi. E parliamone, dei passeggi: perché sono dei piccoli capolavori di arte figurativa, che si sposano alla perfezione con lo stile cartoon del gioco.
Per quelli più interessati al lato avventuroso, bisogna dire che anche il combattimento è gestito benissimo, nella sua grande semplicità. Sia che voglia attaccare a distanza, in corpo a corpo o lanciare incantesimi, il tutto vi risulterà assolutamente intuitivo fin dall'inizio. Non avrete bisogno di memorizzare nessuna complicata sequenza di tasti per ottenere sequenze di combattimento divertenti e spettacolari: vi basterà trovare il giusto ritmo tra attacco, difesa e uso delle magie.
La main quest parte subito con dei colpi allo stomaco niente male... Di più non posso dirvi, dato che io stesso mi sono perso in tante altre attività che, per il momento, sono solo all'inizio della trama! Magari ne parlerò ancora in futuro, per il momento mi limito a segnalare che il primo impatto con il gioco è davvero, davvero positivo. Ah, e sono contento di aver scelto la Limited Edition: per lo stesso identico prezzo della standard, si ottengono delle chicche in-game come questa divisa...
Accoppiata con il title personalizzato "Master Chief", fa la sua porca figura...
Il Live Arcade di Xbox 360 propone ormai tantissimi titoli, e nuovi ne arrivano ogni mese. Molti sono per fanatici del retro-gaming, e non meritano più di uno sguardo, una partitina alla demo e un sorriso speso a rimembrare i bei tempi andati in cui mettevate una monetina da 200 lire nel coin-op e distruggevate il joystick per vincere la gare dei 100 metri di Track and Field. Altri, invece, sono esempi di grande creatività, di quello che si può fare con mezzi economici tutto sommato limitati ma accompagnati da grandi idee. Tanto per ricordarci che un gioco divertente non è necessariamente uno con grafica fotorealistica, migliaia di parole di audio doppiate da attori professionisti e stuoli di animatori dediti a studiare il miglior modo per rendere realistiche le sopracciglia del protagonista. Scopo di questo post è quello di suggerirvi un paio di giochi che rientrano proprio in questa categoria, quella dei "validi di per sè", che per convincervi a cacciare una decina/quindicina di euro non puntano sull'effetto nostalgia, ma su un gameplay solido e uno stile unico.
Sviluppato da Void Star Creations, è un puzzle-game assolutamente drogante. Tra tutti i figli illegittimi di Tetris, è sicuramente uno dei più ispirati e originali. Lo scopo del gioco è quello di impedire che le tessere che salgono dal basso tocchino il "soffitto" del tabellone; per fare questo, bisogna farle sparire creando con esse le combinazioni del poker. Le tessere, infatti, rappresentano le varie carte da gioco di un mazzo da poker (ovviamente americano).
Per creare le combinazioni necessarie si possono spostare le tessere a destra o a sinistra. Le tessere sono soggette alla gravità, per così dire, quindi ogni volta che ne spostate una su una fila vuota cadrà fino ad appoggarsi sulla prima casella piena in basso. Man mano che si fanno punti, si ottengono bombe (che potete piazzare su qualsiasi carta vogliate eliminare), fino a un massimo di cinque, e si riempie la barra della moviola, che permette di rallentare lo scorrimento del tabellone per un periodo limitato di tempo.
Il gioco ha una grafica semplice ma pulitissima e accattivante, e gli scenari, che nella modalità standard hanno un ordine preciso, possono essere sbloccati e usati quando e come si vuole attraverso i crediti guadagnati in-game. La colonna sonora (e in generale il comparto audio) è di tutto rispetto e accompagna bene l'azione senza mai essere fastidiosa. Soprattutto, Poker Smash è divertente! Quel divertimento puro che da sempre accompagna i migliori puzzle-game. Divertimento alla portata di tutti, sia del casual gamer che dello smanettone, che dietro all'immediatezza della formula di gioco potrà scoprire una notevole profondità. Ci sono davvero tante possibili strategie che comincerete a "vedere" solo dopo qualche partita. Consigliatissimo a tutti, senza riserve!
Creato da The Behemot, piccola casa indipendente già nota per lo stilosissimo Alien Hominid, è un hack 'n' slash 2-D a scorrimento orizzontale che tanto ricorda i tempi di Golden Axe e Knights of the Round.
Andare in giro per castelli e ambientazioni fantasy-medievaleggianti a triturare, affettare, congelare o bruciare orchi è sempre divertente, ma lo è molto di più quando il tutto avviene nel contesto di un gameplay scorrevolissimo e assolutamente intuitivo, nobilitato per di più da una grafica semplicemente eccezionale. Castle Crashers è la dimostrazione di quello che si può fare con il 2-D, ancora oggi. Fa piacere a tutti vedere la grafica da milioni di dollari di Gears of War o Mass Effect, ma è veramente indispensabile per creare un gioco capace di farvi sgranare gli occhi e catturarvi? La risposta è no. Il gioco di The Behemot, con il suo look tra il fumetto umoristico e il cartone animato, è una delle cose più belle che mi sia capitato di vedere su Xbox 360. Animazioni fantastiche, un'idea fortemente caratterizzante, quella capacità di interpretare la realtà, invece di copiarla, con effetti esilaranti e "magici": tutte cose che si ritrovano nella loro veste migliore nel lato artistico di questo gioco, che è davvero da dieci e lode.
I personaggi che si possono interpretare sono tutti ben caratterizzati e diversi l'uno dall'altro: nonostante il look di base li accomuni, infatti, ognuno di loro ha una diversa forma di poteri magici, che contribuiscono a rendere il gameplay più vario e divertente. E poi, si tratta di un gioco che rende al massimo in multiplayer cooperativo, e la possibilità di affrontare l'avventura in quattro usando quattro character dalle caratteristiche diverse è assolutamente da non perdere! Tra i lati positivi, va citata anche la longevità di un titolo che si sviluppa su moltissimi livelli, che include dei mini-game aggiuntivi davvero spassosi e che in generale ha un eccellente rapporto qualità/prezzo. Da provare!
Ho già avuto modo di scrivere qui sul blog a proposito di Mass Effect, l'Action-RPG di Bioware per XBox 360. Come avrà intuito chi ha letto tali deliri, le mie aspettative per questo titolo erano altissime; da appassionato di videogiochi e fantascienza, le preview mi avevano veramente entusiasmato, e la lettura del romanzo-prequel Revelation mi aveva rassicurato sulla bontà del lavoro fatto per fornire al gioco un'ambientazione curata e unica.
Dopo averci dedicato buona parte delle mie vacanze di Natale, posso finalmente affermare con certezza che non solo Bioware non ha deluso le mie aspettative, ma per certi versi le ha addirittura superate!
E' una frase "impegnativa" quella che sto per scrivere, ma non ho alcun dubbio a riguardo: Mass Effect è sicuramente il più bel videogame a cui abbia mai avuto la fortuna di poter giocare. Ma non soltanto. E', più in generale, un'esperienza senza eguali nel campo dell'entertainment, perché riesce ad essere con successo parte gioco, parte film e parte libro: è multimediale nel senso migliore del termine, e rappresenta un passo avanti, per l'interactive fiction, di proporzioni enormi.
Mass Effect ha una struttura piuttosto classica. E' un RPG con tutti i crismi, in cui le parti d'azione sono gestite come sparatutto in terza persona alla Gears of War (con il quale, non a caso, condivide il motore grafico), ma sempre attraverso il filtro di dinamiche tipicamente RPG: è possibile infatti mettere il gioco in pausa, per assegnare ordini alla propria squadra e/o per selezionare le abilità che si vogliono utilizzare. Come in tutti gli RPG, c'è una quest principale e una nutrita serie di side-quest, non essenziali al completamente della trama portante ma decisamente divertenti, e utili per potenziare i propri personaggi con nuove abilità, corazze e armi. Ci sono sezioni di esplorazione a bordo di un autoblindo militare armato che dal punto di vista del gameplay ricorda un pò gli Warthog di Halo, con il plus di potersi arrampicare un pò ovunque sulle catene montuose che costellano i (molti) pianeti su cui è possibile atterrare. Ma tutto ciò, per quanto molto curato e divertente, non è il segreto di Mass Effect, non è il succo di ciò che mi fa dire che è un landmark importante per l'intrattenimento interattivo.
La vera essenza della nuova fatica (mai termine fu più giustificato) di Bioware è nella qualità della scrittura creativa che la sorregge. Trama, caratterizzazione dei personaggi, dialoghi, cura maniacale dell'ambientazione... Tutti quegli aspetti che nella maggior parte dei game sono un punto debole, qui diventano il principale punto di forza, dando all'esperienza di gioco una profondità impressionante e unica, soprattutto per il modo in cui riesce a coinvolgere. Non si vedeva un gioco così cinematografico dai tempi del Metal Gear Solid PSone, ma qui, ovviamente, si va molto oltre, grazie a un hardware evolutissimo e a una maggiore consapevolezza di stare realizzando un vero e proprio film interattivo: non a caso, lo staff di scrittori coinvolto, guidato da Drew Karpyshyn, è fatto di professionisti navigati, gente che ha una perfetta comprensione delle regole dello storytelling e sa come creare personaggi interessanti. La trama è avvincente, è degna dei migliori film o libri di fantascienza e gli amanti della space-opera non potranno non amarla. Nella sequenza finale, senza esagerare, Mass Effect è il più bel film di fantascienza che abbia visto dai tempi di "Star Trek: Primo Contatto". E i personaggi...
Diciamolo subito. Non avevo mai visto prima, in nessun gioco di cui abbia memoria, una tale qualità nelle caratterizzazioni. Ogni personaggio con cui potete parlare ha una propria, ben definita personalità, le sue manie, le sue aspirazioni, una storia personale... E' difficile non affezionarsi, ai protagonisti quanto ai comprimari. L'equipaggio della Normandy è tratteggiato in maniera invidiabile: non sfigurerebbe nella prossima serie di Star Trek o in uno spin-off di Farscape... Anzi! E tutto questo rende ancora più emozionanti alcuni dei momenti più tesi della storia, che non vi racconterò per non spoilerare. Ma sappiate che alcune delle decisioni che dovrete prendere saranno estremamente difficili, dovrete meditarci su parecchio... E questo nasce proprio dalla grande perizia con cui sono tratteggiati i personaggi, dal modo in cui sono vivi e vitali e capaci di "mettervi in difficoltà" in più di un senso - anche morale.
Ovviamente, un risultato così non sarebbe stato possibile senza una parte grafica e sonora più che adeguata, e da questo punto di vista Mass Effect non lascia certo a desiderare. In particolare, le animazioni facciali sono incredibilmente dettagliate, e già di per sé sono "da fantascienza" (perdonate il gioco di parole), se paragonate a quelle che abbiamo visto sulla generazione di giochi precedente. Le emozioni dei personaggi traspaiono non solo dai dialoghi e dall'ottimo doppiaggio, ma anche dal modo in cui si presentano sullo schermo e in cui interagiscono col vostro avatar virtuale con occhiate, sorrisi e movimenti del capo, con una sottigliezza veramente impressionante. Aggiungete ambientazioni di una bellezza da mozzare il fiato, musiche eccellenti da kolossal hollywoodiano e il quadro è completo.
Parlavamo di moralità. Lo sviluppo morale del protagonista è un altro degli aspetti più importanti del gioco, ed è completamente nelle mani del giocatore. Se pensate che l'essenza di un role-playing game sia, appunto, nell'interpretazione di un ruolo, molto più che nel salire di livello, comprare nuovi oggetti e migliorare le abilità, qui c'è pane per i vostri denti. Le vostre risposte, nei dialoghi a scelta multipla creati da Bioware, sono importanti, anzi: fondamentali. In molti dei momenti più tesi del gioco, vi troverete, come accennavo prima, a dover fare delle scelte ben precise, che influenzeranno pesantemente la trama, fino al punto di condurre a finali differenti. Per essere più chiari, in quasi tutti i dialoghi potete selezionare tra tre tipi di atteggiamenti da tenere con l'interlocutore: integerrimo (denominato nel gioco "Paragon"), neutro, o cinico ("Renegade"). Più vi comportate da eroe senza macchia, seguendo il sentiero Paragon, più avrete possibilità di migliorare il vostro punteggio di fascino, e quindi di risolvere questioni anche pericolose con le buone; più vi comportate da soldato cinico e brutale, seguendo il sentiero Renegade, più potrete migliorare il punteggio di intimidazione, e quindi risolvere situazioni intricate grazie alle sole minacce, senza nemmeno estrarre le armi. Ma al di là di questo aspetto di gameplay, comunque importantissimo, per un giocatore di ruolo la cosa più affascinante è proprio la possibilità di scegliere che tipo di eroe si vuole interpretare: dall'esempio vivente (puro Paragon, appunto) alla Jean Luc Picard, nobile e con standard di valori altissimi, all'agente speciale alla Jack Bauer (decisamente Renegade), cinico e disposto a tutto pur di portare a termine la missione. Ovviamente, non si è costretti a creare un personaggio che si rispecchi in uno di questi due estremi; tutte le sfumature intermedie sono a vostra disposizione, e rendono l'esperienza di gioco ancora più soddisfacente. In quasi tutte le decisioni, specialmente quelle più importanti, la linea di demarcazione tra Paragon e Renegade non è così chiara e definita: non esistono scelte "buone" o "cattive". Entrambe le possibilità che ci si trova davanti sono sensate, e hanno lati positivi e negativi che dovete ponderare. Per fare un esempio senza spoiler, posso dire che la prima volta che ho finito il gioco mi sono trovato a scegliere il finale Renegade nonostante avessi, fin lì, praticamente sempre agito da Paragon. Questo perché, in quella circostanza, mi sembrava più convincente la scelta Renegade, a dimostrazione del fatto che si è comunque portati a valutare caso per caso la linea di condotta da seguire.
E non ho nemmeno menzionato quando siano divertenti i combattimenti, quanto siano cool le abilità biotiche e come sia bello poter creare un personaggio del tutto personalizzato, tanto nell'aspetto quanto nel background.
Mass Effect non è un gioco perfetto, anche perché la perfezione non esiste. L'IA dei vostri compagni di squadra durante gli scontri a fuoco non è granché, e il problema di caricamento lento delle texture dell'Unreal Engine, già visto su GoW, si ripropone anche qui. Può anche capitarvi di restare bloccati in alcuni punti dei pianeti inesplorati e di dover ricaricare l'ultimo salvataggio. Ma nessuno di questi piccoli difetti, e dico nessuno, è in grado di spostare anche minimamente la bilancia, dove gli aspetti positivi hanno un peso incomparabilmente superiore. Più che un gioco, Mass Effect è un'esperienza che tutti gli appassionati di fantascienza, games e interactive fiction (non necessariamente in quest'ordine) dovrebbero fare. E' un universo così affascinante che non ne vorrete più uscire, anche perché, per vedere tutto, è necessario finire il gioco più volte... E state certi che non ve ne pentirete: io sono verso la fine del secondo giro e già non vedo l'ora di iniziare il terzo.
Grazie, Bioware. Adesso, però, hai una responsabilità: quella di dare a noi poveri tossici delle date per l'uscita della prossima espansione, e soprattutto di Mass Effect 2, più rapidamente possibile. Sarà un'attesa snervante!
Nonostante le ultime 24 ore siano state da campionato del mondo della sfiga, e nonostante una delle varie sfortune che mi han colpito in pieno sia proprio il kaputt della mia Xbox 360 (e dire che mi ero illuso di poter essere uno dei pochi fortunati che non avrebbero mai mandato in assistenza una 360 di prima generazione... Per fortuna è in garanzia!), la febbre per MASS EFFECT non accenna a diminuire.
Negli ultimi giorni ho ricevuto a casa il romanzo che fa da prequel al gioco, scritto da Drew Karpyshyn; ne ho già letto metà e lo trovo molto gradevole. E' una lettura scorrevole, senza pretese, che svolge benissimo la sua funzione di introdurre al mondo creato da Bioware per il gioco. Un mondo che già si annuncia come affascinante, convincente, ben costruito. Il romanzo porta alla luce idee molto interessanti, e mostra come i creativi dietro il gioco abbiano voluto fornirgli un'ambientazione solida, seria, che rispetta le regole di credibilità e cura delle migliori opere di fantascienza. Certo, reminiscenze di Star Trek e Star Wars emergono qua e là, nondimeno Mass Effect si avvia ad avere una profondità di setting e design che si avvicina di più a quella di una produzione letteraria o cinematografica, che non a quella di un videogioco. Non per niente è un investimento grosso per lo sviluppatore: è il tentativo di creare un franchise di fantascienza che dia vita ad almeno 3 giochi di classe AAA, e possibilmente anche ad un ricco contorno di merchandising, libri e via discorrendo.
Se avranno successo, lo scopriremo tra poco. Di certo, le premesse ci sono tutte, perché oltre alle good vibes che arrivano dal già citato romanzo, anche dai filmati anticipati finora c'è la netta sensazione di trovarsi di fronte ad un gioco che setterà uno standard tutto nuovo nel suo genere. E' ovviamente importante, anzi fondamentale, che il gameplay si dimostri all'altezza dell'impegno profuso nel creare un universo credibile, e questo nessun filmato può dircelo: finché non gli avremo messo le mani sopra, non avremo certezze a riguardo. Però, da giocatore che valuta lo storytelling e l'ambientazione, a volte, anche più delle stesse meccaniche di gioco, e da grande amante della space-opera in tutte le sue forme, sinceramente non vedo l'ora di poter salire a bordo della Normandy. Non vedo l'ora di poter entrare nel mondo di Mass Effect con quel coinvolgimento che è la vera forza dei videogiochi, che in un certo senso sono il media del futuro proprio per la loro capacità di farti diventare parte integrante delle vicende, a un livello impossibile per altri media.
Insomma, date un'occhiata. Qui c'è un'intera galassia, che aspetta solo di essere esplorata!
Spero solo che MS mi rispedisca la console "pronta all'uso" per la fine del mese, quando più o meno mi arriverà a casa il pacco da Play.com... Altrimenti, la febbre potrebbe peggiorare!
La Capcom è una software house che ha dato il meglio di sé durante l'era dei picchiaduro 2-D, di cui è stata indiscussa maestra grazie a Street Fighter e derivati; recentemente, è rimasta sulla cresta dell'onda soprattutto grazie al clamoroso successo di Resident Evil, un franchise capace di inventare un vero e proprio genere, il survival horror, con decine e decine di epigoni più o meno riusciti. A latere di RE, la casa giapponese ha prodotto altre serie, di minore successo ma comunque molto apprezzate dai giocatori come Onimusha e soprattutto Devil May Cry. E proprio quest'ultima serie presenta, più di ogni altra, tutti i "marchi di fabbrica" della Capcom del 2000: azione forsennata; personaggi dallo spessore psicologico di un tavolino, ma tamarrissimi, visivamente supercool e quindi adorati senza riserve dal pubblico adolescente (anche femminile!); un vasto campionario di mostri da affrontare, tra cui tanti coriacei boss di fine livello (una vera fissazione), spesso di dimensioni ciclopiche; e soprattutto una buona dose di ironia, che rende certi eccessi più simpatici che patetici.
Uno degli ultimi figli di questo filone è LOST PLANET, uno sparattutto in terza persona per Xbox 360 (arrivato molto recentemente anche su PC, anche se con requisiti di sistema abbastanza tosti) in cui si alternano combattimenti "a piedi" e altri a bordo di enormi mech conosciuti come VS (Vital Suit, perché dopo Gundam chiamarli "robot" è tremendamente fuori moda).
Il gioco è rimasto nel mio mobiletto-TV per molti mesi, praticamente intonso. In questi giorni, ho finalmente trovato un pò di voglia e un pò di tempo per giocarci, e devo dire che è davvero divertente. E' una tamarrata nel più classico stile Capcom, uno di quei giochi dove bisogna semplicemente sparare a tutto quello che si muove con armi e mosse strafighe, ma che almeno graficamente è davvero un titolo di nuova generazione. La bellezza delle città distrutte sepolte dalla neve di alcuni livelli è da mozzare il fiato; il mecha-design è sorprendentemente realistico senza rinunciare a essere "stiloso"; i mostri sono realizzati veramente bene, e ottimamente animati. A essere sinceri, quello animato peggio forse è proprio il personaggio controllato dal giocatore, che volendo guardare il pelo nell'uovo forse corre in maniera un pò strana e a volte è un pò pupazzoso... Ma è anche vero che l'occhio, a causa dell'azione forsennata di cui sopra, cadrà sempre sulle parti "utili" dello schermo piuttosto che sul modello del protagonista, quindi è una scelta comprensibile quella di dedicare più attenzione al mondo circostante. Il gameplay è semplice, intuitivo e cionostante lascia una certa libertà di scelta al giocatore, ma soprattutto non è frustrante come quello di Devil May Cry, che a tratti faceva venire voglia di gettare il joypad dalla finestra. Lost Planet è molto meglio calibrato; il livello facile è effettivamente facile e quello difficile, beh... Detto in due parole è un gran casino! La lunghezza più limitata delle missioni e l'elevato numero di checkpoint ne fa un prodotto dal design molto più azzeccato di altre produzioni Capcom del recente passato.
E poi siamo sinceri, cosa c'è di più figo che sparare a un gigantesco mostro spaziale dall'abitacolo di un mech di cui - grazie al sapiente uso del sonoro e della vibrazione del controller - si riesce quasi ad avvertire il peso? Beh, qualcosa sicuramente c'è, ma ben poco! Per non parlare dell'eccellente multiplayer.
In definitiva, un ottimo lavoro davvero. Non ha la profondità strategica di un Gears of War, nè la storia intrigante di un Halo, ma è un gioco che garantisce comunque tante ore di svago proprio grazie alla sua immediatezza. E soprattutto, ha i robottoni giapponesi senza essere cervellotico come un Armored Core (un gioco che adoro, sia chiaro! Ma taaaaanto più complicato).
Ah, della storia c'è poco da dire, non è niente di che, è una banalità che serve giusto come scusa per tenere insieme i pezzi. Ma le cut-scenes che la portano avanti tra una missione e l'altra sono semplicemente spettacolari! Una in particolare mi ha lasciato a bocca aperta, ed è questa qui (God bless youtube):
Una di quelle scene che non ti viene voglia di saltare neanche quando decidi di rigiocare la missione per migliorare il tuo record. Anche perché arriva dopo una boss fight veramente tosta, per la quale è bello ricevere un "reward" di qualità.
Ecco il principale motivo per cui ho comprato una Xbox 360:
Penso di non aver mai aspettato con tanta ansia un videogioco... Prevedo che sarà una costante delle mie vacanze di Natale. Tanto di cappello a Bioware.
Ora, il mio unico dubbio è se giocarlo in italiano o procurarmi una versione UK... Per il momento, sono indirizzato verso la seconda opzione (per la serie "sputa nel piatto in cui mangia!"), comunque vedremo.