Visualizzazione post con etichetta Heavy Metal. Mostra tutti i post
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domenica 16 maggio 2010

Dedicato a Ronnie James Dio


Today my heart is broken, Ronnie passed away at 7:45am 16th May.
Many, many friends and family were able to say their private good-byes
before he peacefully passed away. Ronnie knew how much he
was loved by all. We so appreciate the love and support that you have
all given us. Please give us a few days of privacy to deal...


Con questo messaggio, Wendy, moglie e manager di Ronnie James Dio, ha dato oggi l'annuncio della sua scomparsa.

Con Ronnie James Dio, se n'è andato un pezzo della mia vita. Un pezzo importantissimo. Non penso che oggi amerei la musica quanto l'amo se non fosse stato per lui. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e poter parlare con lui in più di un'occasione... mi aveva colpito per la sua umanità e umiltà, e dire che lui era una vera leggenda, ma questo non lo faceva mai pesare a nessuno, perché era anche un grande uomo. Lui di corporatura così minuta, ma col talento, il cuore e soprattutto la voce di un gigante.

Addio Ronnie, non dimenticherò mai tutto quello che mi hai insegnato, tutte le emozioni che mi hai dato. Senza di te, i Drakkar e i Crimon Dawn non sarebbero mai esistiti. Così come centinaia di altre band heavy metal ben più importanti delle mie. La tua musica resterà sempre con me, eterna testimonianza della tua grandezza. I tuoi fan ti amavano e tu amavi i tuoi fan. La tua eredità sarà eterna.

martedì 23 marzo 2010

Creare

Tornare a dare forma a un'opera dopo quasi dieci anni è come aprire una porta sul passato e renderti conto che sei ancora tu, ma sei cambiato. La tua vita è un'altra, la tua arte è un'altra. E fa paura, ma è anche meraviglioso. E ti porta a chiederti quale sia il significato profondo di quello che hai dentro, sempre che ce ne sia uno.
In questi dieci anni non sono stato con le mani in mano: ho comunque composto canzoni, qualcosina ho registrato ("Classified" e il demo dei Crimson Dawn) e ho continuato a respirare musica, anche se a volte ho preferito trattenere il fiato per non soffrire troppo. Ma entrare in studio con la consapevolezza di dover registrare un vero e proprio album è una cosa diversa. Da un certo punto di vista, è come riannodare i fili di un'esistenza passata, riprendere un discorso lasciato a metà così tanto tempo fa che ormai non sei nemmeno più certo di cosa volevi dire. Ma è anche un'esperienza esaltante. Estasi creativa, voglia di uscire dal guscio in cui ti eri chiuso, di viaggiare, di lottare ancora. Di aprirti al mondo nel modo più diretto e personale che conosci. Di buttare fuori quello che hai dentro.
Passione. Bruciante, concreta. E d'improvviso capisci che covava sotto le cenere da troppo tempo, ma che al tempo stesso nulla succede per caso. Che probabilmente aveva BISOGNO di restare sotto traccia per un po', perché l'arte si alimenta di vita, e non può nutrirsi se quella vita non la vivi, non la assapori, con tutte le sue cazzate, i suoi sbagli, i suoi momenti di gloria, le cose belle e brutte. A volte, per tornare a trovare le parole o le note, hai bisogno di accumulare esperienze, di cambiare prospettiva, di ritrovare qualcosa che valga la pena di essere raccontato e la voglia di raccontarlo.
Di crescere.

domenica 20 dicembre 2009

Time to kill another dragon

Esco dal silenzio recente del blog, che per motivi di tempo non riesco più a seguire quanto vorrei, per un messaggio che davvero non posso non dare.

Vorrei fare i miei migliori auguri di pronta guarigione a Ronnie James Dio. A Ronnie è stato diagnosticato un cancro allo stomaco, che all'età di 67 anni, come si può bene immaginare, non è certo una passeggiata.

Ronnie per me è una figura a dir poco fondamentale. È in assoluto il mio artista preferito; la sua voce e le sue canzoni sono parte della mia vita, mi accompagnano sin dalla prima volta che lo ascoltai cantare su "Dehumanizer". È la mia più grande influenza come compositore e il più grande mito e punto di riferimento per la mia storia di musicista. E non solo: è un modello anche come persona, per la sua correttezza, professionalità, gentilezza e umiltà, che ho avuto modo di constatare anche quando ho avuto la fortuna di incontrarlo di persona. Conservo gelosamente la mia copia autografata di "Magica" e ho incorniciato la mia foto con lui, cosa che non ho fatto per nessuno degli altri grandi musicisti che ho avuto la fortuna di incontrare, perché Ronnie, per me, è semplicemente il numero 1.

Forza Ronnie. C'è un altro drago da uccidere. Il più infame e pericoloso di tutti. Ma la tua forza d'animo è così grande che, se c'è qualcuno che può combatterlo ad armi pari, beh, quello sei tu.

In bocca al lupo.

Con immensa ammirazione e affetto,

Dario

martedì 27 ottobre 2009

Di albe e vichinghi

Finalmente una schiarita nei mari tempestosi dei miei lavori musicali.

Il progetto Crimson Dawn ha ripreso slancio grazie all'ingresso di un batterista in pianta stabile. Il suo nome è Luca Lucchini, e con formazioni come All Soul's Day e Dark Ages ha scritto pagine importanti nella storia dell'underground metallico italiano (anche se lui, probabilmente, si sminuirebbe in un eccesso di modestia). Anche il mio compagno di malefatte Emanuele Rastelli (Crown of Autumn e Magnifiqat) dovrebbe essere della partita, speriamo! Di certo, ora vedo un futuro per il gruppo, un futuro interessante e foriero di possibilità. Staremo a vedere. La direzione sarà più doom di quanto pubblicato finora, senza però accantonare l'anima epic. Insomma, se vi piacciono Black Sabbath/Heaven and Hell e Candlemass dovrebbe essere pane per i vostri denti. Per me, rappresenta finalmente la possibilità di dare sfogo alla mia passione per la musica di Ronnie James Dio e Tony Iommi con un progetto che si avvicina di più a quel tipo di metal rispetto al power dei Drakkar.

Già, i Drakkar. Sono in molti a chiedermi che fine abbia fatto la band che, nel bene e nel male, fa parte della mia vita da ormai quasi 15 anni. La risposta è... beh, nessuna fine, per ora. Abbiamo il quarto album praticamente pronto da più di un anno, il vero problema è trovare un batterista che abbia capacità e voglia di dedicarvisi. Però, negli ultimi giorni qualcosa si è mosso. Non posso dire di più, anche per non tirarmi la sfiga, ma, se le cose vanno come spero, la nave vichinga potrebbe tornare a navigare più in fretta di quanto avrei pensato. Incrociate le dita con me. Anche perché i pezzi in attesa di essere "finalizzati" sono davvero interessanti: sarebbe un peccato accantonarli.

Ho anche altre collaborazioni e idee in ballo. In generale, mi sto riavvicinando alla musica... Non che l'avessi mai mollata, ma le delusioni a volte ti segnano, ti tolgono voglia ed energia. Le vere passioni, però, non muoiono mai: puoi zittirle per un po', forse, ma alla fine tornano sempre a galla. Per fortuna, perché sono parte di quello che siamo: una parte importante e preziosa.

Stay metal.

lunedì 26 ottobre 2009

The Musical Box(es)

Come forse avrete notato, sperando di farvi cosa gradita ho aggiunto i widget delle pagine Facebook di Crimson Dawn e Drakkar. Li trovate sulla destra dello schermo.

Se qualcuno sa come modificare il file di stile in modo che siano uguali alla grafica del blog invece di avere quell'orrendo sfondo bianco, mi faccia un fischio!

Grazie per l'attenzione.

lunedì 28 settembre 2009

Music off the edge of the world - 002

Dopo un bel pò di tempo, finalmente riesco a trovare il tempo per commentare un paio di album! Ormai non sono più "nuove uscite", ma in fondo chi se ne frega... Come scrivo sempre, questo è il mio spazio personale e non un sito che ambisca a fare informazione o a essere "sul pezzo", perciò...
Ci sarebbe da parlare anche di The Devil You Know, ovviamente, ma voglio dedicargli un post intero ed esclusivo più avanti. Perciò, andiamo a cominciare!

Queensrÿche - American Soldier


La nuova fatica di Geoff Tate e compagni è un altro concept album, stavolta dedicato ai soldati americani, alle loro esperienze, sogni, paure, famiglie. Il lavoro di documentazione svolto dalla band è stato, come sempre, davvero notevole, e ha coinvolto in prima persona moltissimi soldati che hanno fornito le loro testimonianze, storie, opinioni. Il risultato è un disco che dal punto di vista dei testi è davvero interessante e profondo: uno di quei rari casi in cui la lettura del booklet è imprescindibile. Un approccio quasi cantautoriale che ha sempre fatto parte del DNA del gruppo di Seattle, ma che qui emerge chiaramente come mai prima. Dal punto vista musicale, siamo sulla falsariga di Operation: Mindcrime II, con pezzi che viaggiano su ritmi lenti e riflessivi, lunghe parentesi strumentali e sonorità "liquide". Onestamente, il disco precedente mi era parso più ispirato, pur dovendosi confrontare con cotanto predecessore. Questo non è brutto ma va assorbito a piccole dosi: un ascolto di tutto l'album di fila può essere soporifero, e questo è il suo principale difetto. Dopo averli visti al Gods of Metal quest'estate, però, devo aggiungere che i brani di questo disco risultano più convincenti dal vivo: quella è la loro dimensione ideale, grazie alla classe di Tate e compagni come navigati showman.


Candlemass - Death Magic Doom


Il ritorno dei maestri dell'epic doom è di quelli da ricordare: Leif Edling confeziona infatti una serie di canzoni ispiratissime, e le performance di tutti i musicisti unite all'impeccabile produzione ne fanno un disco di valore assoluto. Era da tempo che il gruppo svedese non forniva una prova così convincente; i due album precedenti erano assolutamente validi (soprattutto il "white album"), e ben sopra la media delle produzioni di tanti gruppi storici ormai a corto di idee. Però, in Death Magic Doom c'è di più; c'è un tocco della stessa magia, della stessa maestosa epicità di dischi come Nightfall e Epicus Doomicus Metallicus (citato abbastanza chiaramente nel titolo a tre parole). L'apertura è affidata ad un dittico da paura: la martellante If I Ever Die - che potrebbe quasi essere una versione potenziata e migliorata di Black Dwarf - e la sabbathiana Hammer of Doom sono davvero da applausi in tutto: dagli intrecci di chitarra e basso alla batteria ultrapesante (e pensante), fino alla strepitosa voce di Robert Lowe. L'ex frontman dei Solitude Aeternus si mantiene su livelli eccellenti per tutto l'album, dimostrando ancora una volta che, se non era l'unico sostituto possibile per Messiah, era di certo il migliore. The Bleeding Baroness tiene alta la tensione, ammaliando come la protagonista della nera storia che racconta, e anche i pezzi seguenti non deludono. Da segnalare, in particolare, le melodie "avvolgenti" di Dead Angel e l'incedere maestoso di My Funeral Dream. Davvero un grande disco, che conferma i Candlemass tra i nomi più ispirati del momento (non solo nel doom).

martedì 21 aprile 2009

Running Wild No More!

E' veramente una notizia triste, per il sottoscritto, quella che Rock 'n' Rolf (al secolo Rolf Kasparek) ha ufficialmente deciso di appendere la chitarra al chiodo. Quello che si terrà quest'anno al festival di Wacken, quindi, sarà l'ultimo concerto ufficiale dei Running Wild.

I Running Wild sono stati sempre una band fondamentale per me, come musicista; la loro influenza è ben evidente soprattutto nel primo album dei Drakkar, e credo sarà percepibile anche nel prossimo, dove torneremo a sonorità un pò più "classic metal". Rolf e i suoi hanno davvero segnato un'epoca nel metal tedesco, con un percorso sempre caratterizzato da un'onestà e intransigenza (30 anni di carriera e mai una ballad!) che ne ha fatto dei beniamini di tutti i difensori della fede. Una storia lunghissima, fatta di tanti alti e qualche basso, ma tutta caratterizzata da una vera, schietta passione per il metallo. E alla fine sempre di onestà si tratta: anche dell'onestà di decidere di smettere quando non ci sono più stimoli, invece di trascinarsi album dopo album verso un declino inesorabile come fanno tanti altri gruppi.

Da parte mia, non posso che ringraziare Rolf con tutto il cuore per la grande musica che ci ha regalato in tutti questi anni. Lo farò con una serie di post-tributo dedicati alla storia dei Running che vi proporrò nelle prossime settimane, nell'attesa del grande show d'addio, al quale purtroppo non potrò partecipare di persona, ma che non mancherò di godermi nel mio salotto non appena possibile (visto che, come è ormai consuetudine per tutti gli "eventi" live di un certo livello, verrà consegnato alla storia nella forma di un DVD/CD).

Capitano Kasparek, ovunque ti porti il vento, sappi che per noi, per il tuo equipaggio, resterai sempre il Capitano!



Face in the wind, we're riding the storm
We'll stay our course, whatever will come
Wandering souls in the sea of the damned
Death or Glory, oh, we are riding the storm! 

venerdì 27 marzo 2009

La Bibbia Nera

Dopo tanti anni passati ad ascoltare e fare musica, è inevitabile "raffreddarsi" un pò. Dopo che ne hai sentite a migliaia, è difficile che una canzone riesca ancora a darti la stessa scarica di passione e adrenalina che ti davano le prime, quelle che ti avevano condotto alla scoperta di un mondo per te ancora nuovo, vergine. E poi siamo onesti: se c'è un'epoca della nostra vita in cui la musica rappresenta qualcosa di più, in cui siamo massimamente permeabili ad essa, è quella dell'adolescenza. Che per me, grazie al cielo, è ormai lontana.

Eppure, se hai vera passione per la musica, ci saranno sempre alcuni artisti che, a prescindere da quanto tu sia ormai navigato e adulto, a prescindere da quanto la tua visione si sia evoluta, riusciranno sempre a farti tornare ragazzino, a darti quella scossa, quel brivido... Quelle "farfalle nello stomaco". A patto, ovviamente, di essere invecchiati (loro, gli artisti) con sufficiente grazia, di avere ancora la "scintilla". Musicisti che ti fanno bramare ogni loro nuova fatica, ti fanno contare i giorni dall'uscita, perché sai di poterti fidare di loro, perché amano davvero quello che fanno. Perché sanno regalarti emozioni.

Non è certo un mistero per alcuno, tra i miei amici e semplici conoscenti, che uno di questi, per il sottoscritto, sia Ronnie James Dio. Quello che forse è meno noto, è che un altro sia Tony Iommi. Iommi è probabilmente il mio chitarrista preferito. Un riff-maker ineguagliabile, capace di mettere in mostra tutta la propria bravura senza mai scadere nel virtuosismo fine a se stesso, e soprattutto un eccezionale compositore, il che per me conta cento volte di più dell'eccellenza tecnica. Non che quest'ultima gli manchi, intendiamoci. Ma è secondaria rispetto alla sua incredibile vena creativa, che ancora oggi, a quarant'anni dalla nascita della prima formazione dei Black Sabbath, non sembra volersi esaurire.

E' quindi abbastanza normale che attenda con un'ansia da ragazzino il nuovo album di questa fantastica coppia, ovviamente con il fondamentale contributo di Geezer Butler e Vinnie Appice: The Devil You Know.

Chiamateli Heaven and Hell o Black Sabbath, non importa. Quel che importa è che, dopo aver mostrato i muscoli con un tour mondiale che ce li ha consegnati in forma smagliante a dispetto dell'età, dopo averne pubblicato un live di qualità stratosferica, stanno finalmente per regalarci qualcosa di nuovo. Oddio, a dire il vero avevano già realizzato insieme, dopo anni, tre nuovi pezzi, pubblicati sulla compilation che ha preceduto il summenzionato tour: tre brani potenti e assolutamente convincenti. Però, stavolta si parla finalmente di un vero e proprio disco, con tutti i crismi, da mettere sullo scaffale accanto a Heaven and Hell, The Mob Rules e Dehumanizer. Si è capito che non vedo l'ora? 

Mi sa di sì.

E le mie aspettative sono ulteriormente cresciute dopo aver finamente potuto assaggiare il primo estratto, un singolo che uscirà un mesetto prima dell'album completo: Bible Black.
Eccolo (l'immagine fissa che accompagna la musica è la copertina dell'album, che è uscita da qualche giorno):



Un pezzo nel più puro stile della band: epico, dall'incedere possente, con la solita magistrale interpretazione di Ronnie (non esiste nessun cantante della sua generazione che abbia ancora una simile potenza e convinzione!), gli assoli ricchi di feeling di Tony, e la ritmica pulsante di Vinnie e Geezer. Uno di quei brani che ti ricordano che cos'è realmente l'heavy metal, e perché lo ami così tanto. Se anche il resto del CD sarà su questi livelli (e non ho ragione di dubitarne), il titolo di "album dell'anno" è come se fosse già in cassaforte.

28 Aprile 2009.

Sarà un mese molto lungo.

venerdì 14 novembre 2008

mercoledì 12 novembre 2008

Il brano del giorno - 050

Running Wild - Ballad of William Kidd

venerdì 7 novembre 2008

lunedì 3 novembre 2008

Music off the edge of the world - 001

Inauguriamo una nuova "serie" di post, chiamata "Music off the edge of the world": titolo ovviamente ispirato da questa canzone, e che allude al fatto che tratterò principalmente di cose "off the edge" rispetto al mondo della musica commerciale, con il consueto stile di questo blog: diretto e personale. Iniziamo da...

- Journey: Revelation



Neal Schon e compagni sono in splendida forma: Revelations è il loro miglior album da anni a questa parte. Pieno di passione, melodia, stile, il tutto con quel retrogusto blues che da sempre li caratterizza (esemplare, in questo senso, l'ottima "Caught in a Sunshower"). "Change for the Better" è degna di stare tra le migliori composizioni di sempre del gruppo, e non è l'unica: anche "Never Walk Away" e la strumentale "The Journey (Revelation)" sono da applausi. Il nuovo cantante, Arnel Pineda, è semplicemente fantastico, il degno erede di Steve Perry: non a caso, la band ha incluso nella limited edition dell'album un secondo CD con i proprio classici ri-registrati con Ariel alla voce, tanto per chiarire che è in grado di cantare divinamente tutto il loro repertorio. Bello, bello, bello.


- Iced Earth: The Crucible of Man



Concept piuttosto complesso, l'ho ascoltato un paio di volte e mi è piaciuto, ma voglio risentirmelo per bene prima di dare un giudizio perché non è un disco diretto stile The Dark Saga, anzi. Però il ritorno di Matthew Barlow da solo basta a farmi venire un sorrisetto sulle labbra. Ripper è bravissimo, ma non c'entrava davvero un cazzo col sound degli IE, anche perché Schaffer non ha fatto neanche il minimo sforzo per adattare il proprio stile. Barlow è IL cantante degli Iced Earth.

E a proposito di Ripper, l'ho sentito cantare su


- Yngwie J. Malmsteen's Rising Force: Perpetual Flame



Il disco è il solito disco di Malmsteen, non cambia mai. Alcuni passaggi fanno davvero sorridere per la mancanza di senso, per la serie "vado a caccia del guinness dei primati della velocità e per stavolta pazienza se la melodia non esiste!" :D, a parte questo comunque è un album che piacerà ai suoi fan. Sicuramente migliore della maggior parte della sua produzione recente (anche se non al livello di Alchemy, che resta l'ultimo disco davvero bello di Yngwie). Ottima la voce di Ripper, molto più a suo agio su queste sonorità e bravo come al solito, anche se secondo me avrebbe bisogno di creare un gruppo proprio con un songwriter bravo che costruisca i pezzi su di lui, invece di doversi sempre adattare alle composizioni degli altri.


- Helstar: King of Hell



Grande album, questo, davvero un ritorno coi fiocchi! Gli Helstar non sono cambiati molto dagli anni '80, ma questo è un bene. King of Hell è un disco fieramente anacronistico, un power/thrash dalle (rare) venature epiche che nel mercato di oggi è una boccata d'aria fresca. E' un album sincero, suonato benissimo e cantato anche meglio (James Rivera è come il buon vino, pare: invecchiando, migliora). Le ritmiche serrate di Trevino e Barragan, ben supportate da una buonissima produzione, sono un vero piacere per tutti i fan della vecchia scuola del metallo pesante. Potenti, cattivi e senza fronzoli. Un disco da headbangin'. Bel colpo. Niente male anche il fatto che con soli 2 euro in più vi possiate accaparrare (almeno, dove l'ho comprato io -Mariposa Duomo, Milano - era così) anche "Sins of the Past", album celebrativo contenente tutti i classici della band ri-registrati con i suoni di oggi (sì, va molto di moda oggi come oggi, e ad essere sincero vorrei poterlo fare anche io... Chissà che un domani...).

Pollice in alto per questa release, che si piazza al secondo post nella mia classifica di questi ultimi mesi. Subito dietro a...


- Bob Catley: Immortal



Devo dire che il buon Bob raramente mi delude: la sua voce è sempre fantastica, a dispetto dell'età che avanza, e in genere, per i suoi dischi solisti, sa sempre scegliersi dei compositori di gran classe, capaci di valorizzare al massimo le sue capacità con melodie ariose, epiche e non banali. Però, Immortal è qualcosa di più di un semplice buon disco: Immortal è un grande disco, sotto tutti i punti di vista. I pezzi scritti per Bob da Magnus Karlsson sono talmente belli da avermi fatto venire voglia di cercare qualcos'altro di suo: Starbreaker, The Codex, vediamo cosa riesco a trovare. Pomp rock (o hard rock epico, chiamatelo come volete, certe etichette sono talmente limitanti...) di altissimo livello, di quelli che mi fanno sempre correre un brivido lungo la schiena e spuntare un sorriso largo come tutta la faccia.
Ottima la prestazione di tutta la band, che supporta alla grande un Catley strepitoso per pathos e interpretazione. Sicuramente una delle migliori uscite hard rock degli ultimi anni, un album da ascoltare e riascoltare, di quelli che non ti stancano mai. Se avete pochi soldini da spendere e potete acquistare uno e un solo album tra i summenzionati... Il mio consiglio è di prendere questo, senza esitazione. Davvero fantastico!

venerdì 29 agosto 2008

venerdì 22 agosto 2008

Il brano del giorno - 048

Gary Moore - Over the hills and far away

giovedì 17 aprile 2008

Classici in due parole - Chapters from a Vale Forlorn


Falconer - Chapters from a Vale Forlorn

Secondo album per gli svedesi Falconer, e il risultato è anche superiore a quello del già ottimo debutto. "Chapters..." è un disco sorprendente per come riesce a miscelare potenza, tecnica, velocità, melodia, atmosfera, intensità. E' un matrimonio perfetto di power metal e folk nordeuropeo, dove le ispiratissime chitarre di Stefan Weinerhall disegnano riff memorabili nella loro semplicità, e il menestrello Matias Blad dimostra che non serve necessariamente urlare, per essere un grande cantante heavy metal.
I momenti indimenticabili sono tanti, e ne fanno una gemma che merita di essere scoperta, soprattutto da chi ama il power/folk ma poco sopporta le derive punk di molti gruppi del genere. Brani da segnalare: Enter the Glade e Stand in Veneration. Ma non c'è una sola delle nove canzoni incluse che non sia meritevole di numerosi ascolti. Il futuro del power passa per gruppi come i Falconer - che il pubblico se ne renda conto o meno.

giovedì 10 aprile 2008

Classici in due parole - Painkiller

Recentemente, sul sempre mitico forum del Bar Dello Sport, è nato un topic in cui segnalare, in poche righe, gli album che amiamo di più: una sorta di condivisione di conoscenza musicale. Da utente fisso nonché amministratore del forum, anche io ogni tanto posto qualche consiglio. Per ravvivare un pò il blog, che langue ormai da due mesi causa impegni di real life, ho pensato di riportarli anche qui.

Comincio con la mia ultima segnalazione.




Judas Priest - Painkiller

Dopo un paio di album gradevoli, ma fin troppo "americani", i grandi vecchi dell'heavy metal decidono di tornare a picchiare duro per ribadire la propria supremazia sui tutti i "giovinastri" e zittire chi già li dava per finiti. Il risultato è un album-capolavoro di assoluta modernità: tecnica strumentale, sonorità, approccio non sono quelli di una band con già vent'anni di carriera - e di successi - alle spalle. Sono anzi quelli di un gruppo assolutamente al passo coi tempi, con una carica e un'energia da far impallidire i loro giovani epigoni, unite all'esperienza e alla maturità date dalla loro lunga e importante storia. Sono pochissime le band capaci di sfornare, nella loro vita artistica, più di un album "seminale" e di grandissima influenza; ancora meno quelle che ci riescono in epoche diverse. Ma questi sono i Judas Priest.

Brani da ricordare... Beh, bisognerebbe citarli tutti. Ma la title-track è forse quella che più di ogni altra segna un'epoca per il metallo, tanto da restare ancora oggi, dopo 16 anni, un punto di riferimento imprescindibile.

Se volete spiegare a qualcuno cosa significa "Heavy Metal", questo è il disco giusto.


A corollario, un bel video, che ci sta sempre bene!



Faster than a bullet
Terrifying scream
Enraged and full of anger, he's half man and half machine
Rides the metal monster
Breathing smoke and fire
Closing in with vengeance, soaring high

giovedì 13 dicembre 2007

Piccole grandi soddisfazioni

Ieri, navigando sul sito di Last FM fresco di registrazione, ho scoperto che il funzionamento del software di Last è tale che in pratica annota tutta la musica che gira nel computer di chi lo installa onde potergli proporre poi brani più vicini ai suoi gusti. Le "playlist" dei vari utenti sono poi rese pubbliche, e in sostanza anche molta musica che non potete sentire su Last (perché non vi è mai stata uploadata da chi ne detiene i diritti) vi finisce catalogata comunque attraverso gli ascolti degli utenti.

E' così che ho avuto la "rivelazione" che c'è ancora diversa gente, in giro per il mondo, che ascolta i brani dei primi 3 album dei Drakkar. Il disco più gradito pare essere "Gemini" e il pezzo più popolare "Eridan Falls". Qualcuno si è anche preso la briga di caricare una nostra foto nel database del sito.

Potrà sembrare strano a dirsi, perché tutti sappiamo quanto i metallari tengano alle proprie band e alla propria musica, ma il fatto di scoprire che, anche se non facciamo uscire un disco nei negozi da 5 anni, i fan non si sono mai dimenticati di noi... Beh, mi ha stupito. Perché un conto è sperarci, "crederci", è un altro vederne le prove davanti ai tuoi occhi.

Sono le piccole, grandi soddisfazioni che mi dà la musica. Quelle che non posso avere da nient'altro. Quelle che mi sono conquistato, io e gli altri che hanno contribuito con me alla storia dei Drakkar, tutti, dal primo all'ultimo. Quelle che mi migliorano la vita e mi spingono, ogni volta, a non smettere, a non mollare mai, a continuare nonostante le difficoltà, il lavoro, gli scazzi, perché per chi scrive musica è tutto qui il succo: sapere che c'è qualcuno dall'altra parte del pianeta che gode di quello che hai creato come tu godi delle creazioni dei tuoi idoli.

Ah, ovviamente ne ho anche approfittato per caricare su LastFM i brani di "Classified", che ora sono disponibili per l'ascolto in streaming e per la preview completa. Se vi interessano, basta che vi connettiate qui. Sperando che servano a conquistare qualche altro ascoltatore alla nostra causa, che è fatta di passione per la musica, amore per il metal, e soprattutto sincerità. L'ho anche scritto in uno dei miei primi brani: "We believe in everything that we do". E lo sento tutt'oggi come assolutamente vero.

martedì 20 novembre 2007

Quando il gioco d'azzardo paga



Mentirei, se dicessi che mi aspettavo un grande album da parte degli Helloween. Negli ultimi anni, l'unico loro disco a convincermi era stato The dark ride (peraltro controverso e poco amato dai fan, che come spesso capita non ne hanno gradito il sound rinnovato e differente). Rabbits don't come easy lo avevo trovato semplicemente orribile, e Keeper of the 7 keys - The legacy un'opera mediocre, con l'aggravante di andare a scomodare nel titolo i capolavori del passato. Detto questo, le mie aspettative per il nuovo Gambling with the Devil erano praticamente nulle... E invece, le zucche fanno proprio come quei fuoriclasse che, quando li hai dati ormai per spacciati, tirano fuori la zampata che gli fa vincere la partita!

GwtD, infatti non è solo un grandissimo album. E' una dimostrazione di forza impressionante, la dimostrazione che il gruppo di Mike Weikath e soci, anche dopo cambi di line-up e dischi di merda è ancora in grado di riprendersi lo scettro di re del power/happy metal: gli basta volerlo.
Stavolta l'han voluto, e alla grande. E ci sono riusciti alla perfezione. Ora, come potrete facilmente immaginare io non sono certo il tipo che si fa impressionare da qualsiasi disco power di buon livello: ne ho semplicemente sentiti troppi. E quando uno mi colpisce come questo, vuol dire che ha qualcosa di speciale. Lo sto sentendo a ripetizione da quando l'ho acquistato (sabato pomeriggio), e ogni volta ci trovo qualcosa di nuovo e stimolante. Nelle 11 tracce (più l'inevitabile intro, giustificata in maniera simpatica dal contenere un indovinello-concorso per i fan della band) le zucche tedesche hanno fuso mirabilmente potenza e melodia come non gli capitava da anni, con immensa goduria per tutti gli appassionati del genere. Un genere che ha disperatamente bisogno di dischi come questo, soprattutto dal suo gruppo indiscutibilmente più famoso, perché non ci si può aspettare che siano sempre solo i Rage e i Blind Guardian a tenere su la baracca mentre gli altri si limitano a vivacchiare.

Una delle cose che più impressionano, a parte la qualità pazzesca della produzione del veterano Charlie Bauerfeind, è l'assoluta mancanza di riempitivi o pezzi meno riusciti. 12 brani e 2 bonus track, e neppure un passo falso. Bei riff, belle melodie, strutture che rispettano la forma-canzone ma al tempo stesso hanno abbastanza tocchi di classe da rendere l'album contemporaneamente immediato e longevo (e infatti penso proprio che stazionerà a lungo nella mia autoradio!). Un sound che è Helloween al 100% ma che riesce comunque ad essere fresco, attuale, senza sterili riciclaggi del passato, tanto che a tratti compare anche qualche sperimentazione, sempre di qualità (per esempio in Fallen to pieces).

Momenti topici... Beh, tutti! Ma in particolare direi Dreambound e The Saints per il versante più speed, e Can do it e Final fortune per quello più "happy" e scanzonato, anche se il vero capolavoro arriva alla fine, ed è intitolato Heaven tells no lies, un pezzo che entra di diritto tra i migliori mai scritti dalla band. Vario, interessante, potente, melodicamente e armonicamente favoloso, emozionale, sentito... In una parola, perfetto. Ma ripeto, questo è un disco talmente bello e coerente che potreste pescare qualsiasi canzone così, a casaccio, senza mai sbagliare: tanto sono tutte ottime.

E dato che sono buono e non voglio lasciarvi a bocca asciutta dopo tanti elogi al disco, chiudo il post con il video del primo singolo, As long as I fall. Un classicissimo singolo alla Helloween, ma riuscito come non gli capitava dai tempi di Power. Ok, il video è obiettivamente brutto e ultra-trash, ma chissenefrega, tanto quello che conta è la musica, o almeno così dovrebbe essere, no? E qui è buona, ma buona davvero!





Well you can do it
There's nothing to it
When all others turn their backs on you
There is still yourself to prove it to that

You can do it
There's nothing to it
If the whole damn world abandoned you
You´re the only one worth listening to

mercoledì 29 agosto 2007

Inferno e Paradiso

Ci sono dischi che riascolti dopo anni e ti lasciano freddo; altri che ti riportano indietro nel tempo, e ti ricordano giorni più felici o più tristi, in quell'effetto tra il deja vu e la nostalgia che la musica - almeno al sottoscritto - sa dare più di qualsiasi altra cosa; e poi, ci sono quelli che ti danno la stessa scarica elettrica, lo stesso coinvolgimento, lo stesso piacere della prima volta.

Recentemente, mi è capitato di riascoltare dopo molto tempo The Marriage of Heaven and Hell Part II dei Virgin Steele e devo dire che rientra appieno nell'ultima categoria. Pezzi come Crown of Glory, Victory Is Mine, Emalaith e A Symphony of Steel riescono ancora a esaltarmi e farmi cantare a squarciagola in macchina, e allo stesso tempo a stimolare riflessioni e analisi del compositore che è in me (che è la parte più importante, per me, del mio essere musicista). Una dote rarissima, quella di essere allo stesso tempo "Entertaining" e "Clever", ma che appartiene in pieno a David DeFeis e Ed Pursino.

E proprio riascoltando l'album, che è stato uno di quelli che più ho amato nel periodo in cui mi stavo "formando" e cominciavo a prendere la musica seriamente, mi sono reso conto di quale profonda influenza i Virgin Steele abbiano avuto sul mio songwriting. Quel gusto per il metallo epico, magniloquente ma temperato da un'anima rock che aiuta a mantere una certa "misura", senza sfociare nelle esagerazioni barocco/pacchiane di tanti altri gruppi epic; quel riffing essenziale, ma trascinante; quella forma canzone che incanala anche i passaggi più sperimentali in un unicum mai autocelebrativo e noioso... Tutte qualità che ho sempre cercato di dare ad ogni mio brano (se poi ci sia riuscito o meno, non sta a me giudicarlo).

In particolare, lo stile chitarristico di Ed Pursino, risentendolo oggi, mi rendo conto di come non sia molto dissimile dal mio; uno stile piuttosto essenziale, poco propenso a svolazzi, barocchismi e scale diminuite, più aggressivo e figlio del rock/blues dei seventies.

Tutte riflessioni che solo il tempo ti permette di comprendere appieno.



C'è un altro gruppo che ha delle caratteristiche simili, perché è probabilmente alla base della musica dei Virgin Steele, in una sorta di catena che da influenza a influenza si dipana negli ultimi vent'anni dai mostri sacri a un piccolo gruppo come il mio: i Black Sabbath dell'epoca di Ronnie James Dio, il cui album più famoso si intitola - guarda caso - Heaven and Hell. Un titolo che peraltro Toni Iommi, Geezer Butler, Vinnie Appice e Ronnie James Dio stanno usando anche come nome del gruppo, ora che si sono rimessi insieme per qualche nuovo pezzo e un tour mondiale, non potendo più usare Black Sabbath a causa della reunion di qualche anno fa con Ozzy Osbourne. L'elenco che ho fatto prima, di ciò che amo nella musica dei Virgin Steele, si può tranquillamente estendere anche agli Heaven and Hell (chiamiamoli così anche noi, per amor di chiarezza), anzi, si può dire che quelle cose le abbiano, almeno in parte, inventate loro.

E così come Ed Pursino, anche Toni Iommi è sicuramente tra i miei chitarristi preferiti (non per niente sono entrambi Gibsoniani convinti come il sottoscritto), e tra quelli che sento più affini stilisticamente: un'influenza diretta che sono ben felice di aver "subito". Su Ronnie James Dio, è anche inutile che mi esprima: chi mi conosce, sa quanto adoro qualsiasi album su cui il folletto mette la voce, e quanto lo consideri il mio "padre spiritual/musicale". Per me, resta sempre il numero 1. Leggere il sottotitolo del blog per credere.

Già che ci sono, ne approfitto per chiudere il post con un "consiglio per gli acquisti". E' uscito il box contenente un Live tratto dall'ultimo tour. "Heaven and Hell - Live from Radio City Music Hall": due CD, un DVD e varie cazzate, ma di quelle simpatiche (tipo le foto degli arzilli sessantenni della band e un pass "all access" dello show immortalato nel box). Soprattutto, uno splendido ricordo per chi ha assistito al tour della band (io c'ero: sono persino andato al Gods of Metal dopo anni di embargo per poterli vedere), e una testimonianza di quanto i vecchietti siano ancora in grandissima forma, capaci di spazzare via la concorrenza con una facilità imbarazzante, grazie al carisma e a delle canzoni che definire grandissime sarebbe un understatement.



"The world is full of kings and queens
Who blind your eyes and steal your dreams
It's heaven and hell"