Dr. Manhattan: Thermo-dynamic miracles... events with odds against so astronomical they're effectively impossible, like oxygen spontaneously becoming gold. I long to observe such a thing.
And yet, in each human coupling, a thousand million sperm vie for a single egg. Multiply those odds by countless generations, against the odds of your ancestors being alive; meeting; siring this precise son; that exact daughter... Until your mother loves a man she has every reason to hate, and of that union, of the thousand million children competing for fertilization, it was you, only you, that emerged. To distill so specific a form from that chaos of improbability, like turning air to gold... that is the crowning unlikelihood. The thermo-dynamic miracle.
Laurie Juspeczyk: But...if me, my birth, if that's a thermodynamic miracle... I mean, you could say that about anybody in the world!
Dr. Manhattan: Yes. Anybody in the world... But the world is so full of people, so crowded with these miracles that they become commonplace and we forget... I forget. [...] Come... dry your eyes. For you are life, rarer than a quark and unpredictable beyond the dreams of Heisenberg; the clay in which the forces that shape all things leave their fingerprints most clearly.
Ogni volta che lo rileggo, ho i brividi. E' esattamente per parti come queste che Watchmen è il miglior fumetto mai scritto. E' per riflessioni così - più ancora che per la sua sceneggiatura perfetta e l'impressionante tecnica con cui è costruito - che merita un posto tra i classici della letteratura, non solo disegnata.
Non so cosa verrà fuori dal film di Snyder, ma per quanto possa essere ben realizzato e fedele, non potrà eguagliare la bellezza dell'opera originale. Ed è per questo che dovreste leggerla. Tutti.
Sarà sicuramente una cazzatona nucleare, ma sono 20 anni che aspetto di poter fare il culo a Darkseid nei panni di Flash. E tra un mesetto circa, finalmente...
L'ultima San Diego Comicon è stata tutto sommato fiacca; pochi gli annunci veramente intriganti.
Tra questi, il più interessante di tutti per il sottoscritto è sicuramente quello riguardante il rilancio dell'intero franchise di Flash da parte della DC Comics, affidato ad una miniserie dal titolo The Flash: Rebirth, ad opera di Geoff Johns e Ethan Van Sciver, già autori di una miniserie analoga su Green Lantern che è una delle mie letture preferite degli ultimi anni.
Come fan di Wally West, ovviamente mi dispiace di vedere che sta per essere accantonato (in che misura, lo scopriremo solo quando la mini uscirà - speriamo il meno possibile!) in favore del ritorno di Barry Allen, l'ultimo grande personaggio della DC Silver Age a essere resuscitato e riportato in gioco. Un grande assente che sinceramente, dopo la rinascita di tutti i suoi compagni di avventure, forse non aveva neanche più senso lasciare nel limbo dei "morti" dei comics.
Però, sull'altro piatto della bilancia, vanno messi gli ultimi, disastrosi anni di gestione del velocista scarlatto e del suo mondo da parte della DC. Pensavo qualche giorno fa che l'ultima saga che mi sono DAVVERO goduto di Flash è stata "Blitz"; parliamo di una run uscita nel 2003. Ben cinque anni fa! Ad essa sono seguiti ancora due anni di storie godibili, sia pure non eccezionali, e poi? Infinite Crisis, il rilancio con Bart Allen (tra le cose peggiori che abbia mai avuto la sfortuna di leggere), il ritorno subito abortito di Waid... Cambi vorticosi di scrittori e disegnatori che non hanno mai saputo ridare alla serie del velocista scarlatto il lustro di un tempo, ondeggiando tra il mediocre e il pessimo. Ebbene, se il prezzo per un rilancio SERIO del mio franchise preferito nei comics è riavere Barry Allen come protagonista principale... Se solo il suo ritorno poteva convincere la DC ad affidare di nuovo le sorti del mondo di Flash a un Geoff Johns cresciuto enormemente rispetto alla sua prima - e comunque ottima - prova alle redini della serie di Wally, affiancato da uno dei suoi migliori disegnatori in assoluto... Beh, ben venga Barry! E' pur sempre un personaggio a cui sono affezionato, che ha una storia importante (anzi, importantissima), è pur sempre FLASH, a pieno diritto e a tutti gli effetti.
Ovviamente, spero che Wally non sia relegato a un ruolo di secondo piano a lungo. Spero che il nuovo costume che sta creando per lui Van Sciver sia all'altezza dell'attuale (destinato a essere accantonato perché troppo derivativo di quello di Barry - del resto, Wally l'ha sempre indossato per onorare il suo mentore scomparso, se questi ritorna è sensato che cambi il suo look). Spero che The Flash: Rebirth sia un grande successo, tale da giustificare una seconda collana dedicata ai velocisti scarlatti in cui l'ex Kid Flash possa essere il principale protagonista. Wally resta, resterà sempre, il mio personaggio preferito. Ma ora come ora, quello che voglio più di ogni altra cosa sono delle BELLE STORIE. Voglio poter leggere delle storie di Flash all'altezza della sua storia. Disegnate come Dio comanda e scritte in maniera coinvolgente, appassionante, impeccabile. Insomma, l'intento dichiarato di Johns e EVS è di fare per Flash e il suo mondo quello che hanno fatto per Lanterna Verde. E non ci potrebbe essere notizia migliore per un fan dei velocisti scarlatti, visto che Green Lantern e Green Lantern Corps sono tra le più belle serie degli ultimi anni. Tra le poche su cui la semi-disastrosa gestione DC post-Infinite Crisis non abbia sbagliato un colpo.
Tanto, il mondo del fumetto USA è ciclico. Wally potrà essere messo in un angolo per qualche tempo... Ma tornerà ad essere protagonista, prima o poi. Magari anche prima di quanto crediamo. Ma sarà molto più facile che gli riesca se nel frattempo il franchise di Flash sarà stato portato ad essere di nuovo un franchise di successo, generatore di emozioni, belle storie e interesse da parte del pubblico. Cose che raramente sono disgiunte per più di un breve periodo. Nel frattempo, voglio godermi REBIRTH e le storie che ne seguiranno. Voglio vedere di nuovo una collana di FLASH scalare le classifiche, essere trattata come merita dagli editor DC, ed essere fucina di grandi saghe e di intrattenimento di qualità. Come è stata per decenni.
Buona fortuna, Geoff, Ethan. Contiamo su di voi. E sono certo che non ci deluderete.
Il librone, edito negli USA dalla mai troppo lodata TwoMorrows Publishing, è una vera miniera d'oro per tutti gli appassionati del velocista scarlatto, e in più in generale della storia del fumetto americano.
Nelle sue 224 pagine è narrata l'intera storia editoriale di Flash, dagli esordi di Jay Garrick nella Golden Age fino al ritorno di Barry Allen in DC Universe #0 (su Barry, e sul rilancio dell'intero Flash-Franchise che ci aspetta nel 2009, scriverò un altro post nei prossimi giorni), attraverso saggi, schede biografiche e interviste su e con tutti i maggiori creatori, editor e personaggi di rilievo che hanno contribuito a creare e mantenere in vita per più di sessant'anni i nostri amati velocisti.
La mole di aneddoti, informazioni, curiosità ed analisi (nonché un buon numero di bellissime illustrazioni e riproduzioni di tavole originali) ne fa un volume veramente imperdibile per ogni fan di Flash che abbia un minimo di dimestichezza con l'inglese. Soprattutto, è un lavoro che trasuda amore per i personaggi e per i fumetti da ogni pagina, realizzato con grande cura e passione, testimonianza di quel legame speciale che i velocisti scarlatti hanno sempre avuto con i propri lettori. Non per niente, tra i contributor del companion c'è anche Kelson, l'autore dei due siti di riferimento su Flash del web: l'enciclopedico Those Who Ride The Lightning e il relativo, aggiornatissimo blog Speed Force.
Ah, da segnalare anche il fatto che il tutto è scritto in uno stile semplice, chiaro, diretto, che lo rende accessibilissimo a chiunque.
Insomma, una lettura praticamente obbligatoria per i Flash-fan e caldamente consigliata a tutti coloro che vogliano approfondire un pò la storia del fumetto USA, sia pure attraverso il punto di vista specifico della storia di un singolo concept (dato che di singolo personaggio, in questo caso, non si può proprio parlare).
Complimenti vivissimi al curatore Keith Dallas e a tutti i collaboratori per l'ottimo lavoro svolto. Penso che divorerò il frutto delle loro fatiche molto, molto rapidamente...
Nei confronti de Il Cavaliere Oscuro, il secondo film di Batman firmato da Chris Nolan, avevo delle aspettative altissime. Batman Begins mi era piaciuto molto, e tutti i commenti in rete portavano a pensare che il suo seguito sarebbe stato ancora meglio. Sin dalle prime foto del Joker interpretato da Heath Ledger si era capito che ci saremmo trovato di fronte a qualcosa di speciale, a una visione di Batman e del suo mondo capace di lasciare il segno in maniera indelebile. I primi trailer non fecero che confermare queste impressioni, facendo salire l'hype in maniera eccezionale in tutti gli appassionati dell'uomo pipistrello, sottoscritto compreso. Nel frattempo, Heat Ledger ci ha lasciato, contribuendo (brutto dirlo, ma è così) a dare un'ulteriore spinta alla curiosità della gente per il film, che è diventato anche il suo testamento artistico.
Ieri sera, ho finalmente potuto vedere la pellicola nell'anteprima Warner, come rappresentante di DC World/DC Forum, grazie alla gentilissima intercessione dell'amico Andrea Voglino. E le aspettative di cui sopra sono state addirittura superate.
The Dark Knight/Il Cavaliere Oscuro non è solo il miglior film di Batman; non è solo il miglior film di supereroi. E' proprio un grandissimo film in senso assoluto, uno di quelli che travalicano le distinzioni di genere per proporsi come grande opera cinematografica "tout court".
Nelle due ore e mezza di durata della pellicola, Nolan riesce a condensare tutto il meglio di Batman e del suo mondo, tutti gli elementi fondanti che lo rendono affascinante. Al tempo stesso, produce un'opera di indiscutibile valore cinematografico, un gangster-movie nella miglior tradizione di Scarface, del Padrino, de Gli Intoccabili, con un retrogusto amaro e un sottotesto morale non indifferente, senza per questo rinunciare alla spettacolarità dell'azione tipica dei blockbuster estivi americani. E' un film incredibilmente ambizioso sotto tutti i punti di vista, eppure non cade mai, non perde un colpo, e in definitiva si dimostra all'altezza degli altissimi obiettivi che si prefigge.
La sceneggiatura fila, è solida, tutti i conti tornano. Ogni dettaglio, anche quello apparentemente più insignificante, ha un fine ben preciso, è utile all'economia della storia e dello sviluppo dei personaggi. Le riflessioni sul ruolo di Batman, dei suoi nemici, della stessa città di Gotham in un mondo come quello creato da Nolan - crudo e realistico - sono davvero ben sviluppate e interessanti, e conducono a delle risposte decisamente poco rassicuranti, contribuendo a farne una pellicola diversa rispetto a tutte le altre dedicate alle vicende degli eroi dei fumetti.
Gli attori forniscono tutti una splendida prova, sono tutti molto in parte, sia quelli già visti in Begins che tutti i nuovi. Il Joker di Heath Ledger è uno splendido avatar del caos, un monumento alla pazzia, ed è difficile non metterlo in relazione con la prematura scomparsa dell'attore. Un ruolo così è di quelli che ti consumano emotivamente, e Heath ha dato tutto se stesso per portare finalmente anche sullo schermo una versione del Joker degna della sua miglior controparte a fumetti. In alcune scene, è davvero disturbante e spaventoso. Il suo testamento artistico non poteva essere migliore. Ma non è soltanto Ledger a risplendere. Il quadrato dei personaggi principali vede, accanto a Batman e a Joker, anche Harvey Dent e Jim Gordon, e tutti sono interpretati e caratterizzati benissimo. Christian Bale è ancora più convincente che in Begins, rende ancora meglio l'idea di essere sempre sul filo tra ragione e follia, e ci restituisce un uomo pipistrello ancora più realistico e credibile, facendo perfettamente giustizia ad una sceneggiatura che, come dicevamo, mette il ruolo dell'eroe al centro di un contesto realistico, traendone le dovute conseguenze. Gary Oldman è un Jim Gordon assolutamente fantastico, coraggioso e onesto quanto fallibile e umano, e Aaron Eckhart/Harvey Dent a tratti ruba la scena a tutti, consegnando definitivamente al dimenticatoio l'orrendo Due Facce di Tommy Lee Jones con una grande prova d'attore. Perfetti anche i personaggi di contorno: Michael Caine e Morgan Freeman sono sempre impeccabili nelle parti di Alfred e Lucius Fox, e Maggie Gyllenhaal dà finalmente una vera dignità al personaggio di Rachel, sostituendo l'inespressiva Katie Holmes, unica vera pecca di Batman Begins.
Anche dal punto di vista tecnico, Il Cavaliere Oscuro è una gioia per gli occhi: ottima regia, coreografia (le scene di lotta sono di gran lunga migliori di quelle di Begins), fotografia. Si nota la quasi totale assenza di effetti digitali a favore di un approccio più tradizionale, che dà una maggiore solidità al tutto e favorisce il già citato aspetto realistico. Le scene spettacolari sono davvero spettacolari, e anche chi va al cinema principalmente per godersi l'azione e le esplosioni non resterà deluso. Vedere, per credere, la sequenza di apertura: assolutamente da applausi, uno dei migliori incipit che ricordi per un film d'azione.
Nota a margine, ma piuttosto importante: anche il doppiaggio italiano, stavolta, è di buon livello. Siamo decisamente su un altro pianeta rispetto al pessimo lavoro fatto su Begins. Questo non toglie che brami di rivederlo presto in lingua originale, ovviamente.
Per tirare le conclusioni - sempre che siate sopravvissuti a leggere fin qui - Il Cavaliere Oscuro è un grandissimo film, assolutamente da vedere, e destinato a restare nella storia del cinema non solo per i suoi incassi, ma anche per i suoi meriti. Che ci sono, e sono tantissimi. So che a Luglio gli italiani sono poco propensi ad andare al cinema, ma datemi retta. Non perdetevelo. Per nessun motivo!
Qualche mese fa, avevo postato qui su Deep Sound 9 la preview del film d'animazione tratto da DC - The New Frontier, miniserie di Darwyn Cooke che è forse il mio fumetto preferito (considerando che ne ho letti a migliaia, direi che non è poco). Stasera ho finalmente avuto occasione di vederlo.
Beh, che dire. E' un capolavoro! O quasi.
La DC/Warner, quando si tratta di produrre film e serie animate, ha una classe infinita, e anche stavolta non delude. Come potrebbe, d'altronde, quando a supervisionare il tutto c'è quel genio di Bruce Timm? Nella cui squadra, peraltro, ha lavorato, ben prima di pubblicare The New Frontier, lo stesso Cooke, che infatti, come avevo già fatto notare in precedenza, ha partecipato in prima persona anche a questa riduzione animata.
La parola "riduzione" è quantomai adeguata, visto che dalle oltre 400 pagine della miniserie si è dovuto necessariamente togliere parecchio, onde poter rientrare nei 72 minuti circa di durata del film. Eppure, è un compromesso che si accetta volentieri, in cambio dell'emozione di vedere praticamente tutte le scene più significative prendere vita davanti ai nostri occhi, con uno stile sopraffino e assolutamente fedele all'originale a fumetti. Chi conosce l'opera di Cooke non potrà non notare come alcune scene siano assolutamente identiche, in ogni più piccolo particolare. Oltre alla tecnica eccellente dell'animazione, va segnalato anche l'ottimo lavoro dei doppiatori, tutti attori di spessore (i più famosi tra i quali sono probabilmente Kyle MacLachlan e Brooke Shields) che hanno preso il lavoro molto seriamente e danno il giusto apporto di personalità e afflato epico ai propri personaggi.
Certo, chi vuole godere appieno della bellezza di The New Frontier non può certo prescindere dalla lettura del fumetto, che è e resta di un altro pianeta (Marte?) rispetto al cartone. Ma questo non è forse vero per quasi tutti gli adattamenti per il grande o piccolo schermo? Nondimeno, questo nuovo lungometraggio animato Warner è molto, molto bello e riesce almeno in parte a rendere giustizia al suo genitore pur con tutte le limitazioni di durata e i necessari aggiustamenti alla trama.
Nel finale, mi sono trovato a dire ad alta voce "Vai Barry!" mentre lo guardavo, e questo la dice lunga sul livello di coinvolgimento che è riuscito a scatenare in me.
Lo consiglio senza riserve a tutti coloro tra voi che mastichino l'inglese a sufficienza per poterselo godere. E anche a tutti gli altri, che magari è la volta buona che si esercitano un pò. E adesso scusatemi: devo andare a rileggermi la mia Absolute Edition!
Batman Begins, per noi estimatori del Batman dei comics, è stato uno degli eventi cinematografici degli ultimi anni. Christopher Nolan e suo fratello, assieme a Dave Goyer, hanno scritto finalmente un Batman davvero simile alla propria controparte a fumetti, e l'hanno messa in scena con grande perizia, oltre che con un cast da favola. Christian Bale è senza discussioni possibili il miglior Batman mai visto sullo schermo, credibile sia nel ruolo del pipistrello che in quello di Bruce Wayne; Michael Caine, un Alfred da Oscar per il miglior attore non protagonista, Gary Oldman un commissario Gordon che sembra uscito direttamente da "Year One"; Liam Neeson, un Ra's al Ghul carismatico e letale e Cillian Murphy uno Spaventapasseri inquietante, dagli occhi di ghiaccio. Peccato solo per quella mezza incapace di Katie Holmes, ma tanto si vedeva poco e contava meno. Per il sequel in arrivo l'anno prossimo, "The Dark Knight" sono stati tutti confermati tranne... Indovinate chi? Esatto. La Holmes. Il che, già di per sè, promette bene, anzi: benissimo!
Ma ancora meglio promette questo primo, incredibile trailer.
A giudicare da queste prime immagini, anche il nuovo arrivato Heath Ledger sembra decisamente avviato a lasciare il segno. Potrà farci dimenticare senza troppi rimpianti la fenomenale interpretazione del Joker dataci da Jack Nicholson nel primo Batman di Tim Burton? E' difficile a dirsi, ma certamente le premesse ci sono tutte. Il suo Joker, da quello che abbiamo potuto vedere, sembra veramente uno piscopatico di prim'ordine. Il suo aspetto è tremendamente inquietante, a tratti addirittura disturbante (certe foto, in cui la cicatrice che ne completa il sorriso è molto evidente, sinceramente faccio fatica a guardarle, pur sapendo che si tratta di una splendida finzione!). Il personaggio di Nicholson era grottesco come tutto il registro usato da Tim Burton per i suoi film; era affascinante, magnetico, sopra le righe con tanta costanza da essere a suo modo credibile. E soprattutto, Jack resta un inimitabile istrione. Ben consci di questo, i Nolan, Goyer e Ledger hanno deciso di creare un pagliaccio del crimine completamente diverso. Uno che più che far sorridere fa paura. Che più che affascinare, quasi disgusta. Un ritratto di pericolosissima follia che forse piacerebbe ad Alan Moore, più vicino ai serial killer delle cronache che ai pagliacci del circo. Un personaggio, insomma, perfettamente coerente con l'universo voluto da Chris Nolan per il suo Batman già da Begins: un universo il più possibile realistico, dove la Batmobile diventa una specie di carrarmato invece di un pacchianissima fuoriserie, il costume un'armatura (in senso decisamente più pieno che nei film di Burton, dove serviva soprattutto a mascherare la scarsa prestanza di Keaton) e il clown omicida un caso clinico, in cui la follia sembra di gran lunga dominante sul gusto della performance.
E' presto per fare considerazioni di questo tipo? Probabilmente sì, visto che abbiamo solo un trailer da cui giudicare, qualche foto e qualche intervista. Nondimeno, mi andava di farle, per il semplice motivo che ho rivisto il trailer già 5 volte, e altre ancora lo vedrò nell'attesa dell'uscita del film. E questo non perché io sia un fanatico, ma semplicemente perché è proprio un trailer eccezionale, e perché sento profumo di film epocale come non mi capitava da anni. Dal tempo del primo episodio del Signore degli Anelli, per essere precisi.
Non
vedo
l'ora!
"You see, to them... you're just a freak. Like me!"
Ho già parlato di DC: The New Frontier in un vecchio post su Earth-D. Chi mi conosce almeno un pochino sa quanto ami l'opera di Darwyn Cooke, che è uno dei miei fumetti preferiti in assoluto: sicuramente quello che ho amato di più nel recente passato, tanto per la storia quanto per i disegni. E' quindi con un misto di apprensione e euforia che aspetto l'uscita in DVD del film animato ispirato alla miniserie, in produzione negli studios della Warner Bros in questi mesi. A onor del vero, devo dire che in me prevale nettamente l'ottimismo. I cartoni animati della Warner ispirati agli eroi DC sono quasi tutti (con l'unica eccezione dell'ultimissima versione di Batman, "The Batman", piuttosto sciapa e infantile) dei piccoli capolavori. Intrattenimento puro ad altissimo livello, con due giganti come Bruce Timm e Paul Dini a fare da guida rispettivamente su come si disegnano e come si scrivono i supereroi DC in versione animata. Qualunque DC fan abbia visto Justice League Unlimited non può non averlo amato... E non può non essersi rammaricato almeno un pò di quanto poco quel tipo di storie siano oggi presenti, nelle collane a fumetti di quei personaggi. Inoltre, Darwyn Cooke stesso è stato parte dello staff creativo di questi cartoni - come si può notare dal suo stile di disegno, che ha in sè alcune caratteristiche tipicamente "Timmiane" - e sta lavorando in prima persona anche al lungometraggio tratto dalla sua opera. Insomma, gli elementi per essere fiduciosi c'erano sin dall'inizio. Una fiducia che è stata ulteriormente alimentata da...
Questa preview!
Inutile dire che piacere mi abbia dato vedere lo stile di disegno di Cooke così mirabilmente rispettato, e verificare in prima persona che quantomeno alcune delle mie scene preferite del fumetto sono presenti anche nel film. Semplicemente... Non vedo l'ora.
Tra questo e Mass Effect, sarà un finale d'anno coi botti!
Oggi ho finalmente letto The Flash # 231. Con questo numero, la DC Comics ha ripreso la pubblicazione della serie post-crisis del velocista, quella con Wally West protagonista, da dove si era interrotta nel periodo di Infinite Crisis (almeno come numerazione, visto che nel frattempo è passato parecchio tempo non solo nel mondo reale ma anche in quello del fumetto). Il flop della serie con protagonista Bart Allen nei panni del nuovo velocista scarlatto ha costretto l'editore ad una repentina marcia indietro che ha riportato il Flash più amato dall'attuale generazione di lettori al centro della scena, condotto per mano dallo scrittore che più di ogni altro aveva saputo valorizzarlo nel suo lunghissimo ciclo: Mark Waid. Ora, il Flash della prima run di Waid è uno dei fumetti che amo di più, e Wally West è indubbiamente il mio personaggio preferito nel mondo delle nuvole parlanti. Potete capire, quindi, come questo numero rappresentasse, per me, un evento molto atteso e speciale; Wally che torna ad essere Flash dopo una lunga assenza, scritto da Waid, disegnato da un talento emergente come Daniel Acuna, con il bonus della ripresa della vecchia numerazione, che in questi tempi di continue finte ripartenze da uno sa tanto di casa...
Il legame tra un appassionato di comics e il suo personaggio del cuore è difficile da spiegare; la serialità infinita dei fumetti americani fa sì che i personaggi possano crescere con noi, accompagnandoci mese dopo mese nella nostra vita, diventando sempre più come degli "amici immaginari" che rievocano ricordi, sensazioni, emozioni... Un misto di nostalgia, escapismo e sense of wonder che fa della routine mensile dell'albetto una piacevole costante in un mondo che di costanti ce ne regala poche, troppo poche. Non so se chi leggerà queste parole potrà comprendere appieno quello che sto scrivendo; sicuramente altri appassionati di fumetti sì, chi non ha questa passione probabilmente no. Ma resta il fatto che il ritorno di Wally, per me, rappresenta il ritorno di uno dei piccoli piaceri della vita, di una delle mie costanti che era purtroppo venuta a mancare.
Questo ovviamente mi ha dato un brivido, quando stavo per accingermi alla lettura, perché se l'albo fosse stato brutto, beh, la delusione sarebbe stata doppia. Ma per fortuna, Flash 231 è un bell'albo. Non ho dovuto aggrapparmi all'irrazionale contentezza di rivedere il "mio" Flash - che non necessita di solide basi, proprio perché irrazionale - per potermi godere la storia. Flash 231 è un fumetto divertente, fresco, che porta avanti la tradizione della collana ma al tempo stesso ha spunti inediti, orientati al futuro. Waid ultimamente aveva fatto parecchi passi falsi, ma quando si tratta di Flash, quando si tratta poi del Wally/Flash, beh... Per lui suppongo sia un pò come andare in bicicletta: non si disimpara mai.
Il nuovo status quo della serie, che grazie ai figli di Wally è diventata quasi un Flash meets The Incredibles, sembra funzionare alla grande; dà nuova linfa alla collana senza snaturarla, è una fonte di spunti che non si può esaurire tanto facilmente ed è anche piuttosto singolare nel panorama odierno dei fumetti USA. Acuna, come sempre, sopperisce alle mancanze del suo tratto (comunque discreto) con una colorazione favolosa che rende la lettura ancora più piacevole, e che rappresenta benissimo l'effetto della velocità (che, mi pare ovvio, è la cosa più importante in un fumetto di Flash).
Insomma, un "esordio" - se così si può definire un numero 231 - veramente positivo. Più di una volta, leggendolo, ho sorriso di cuore, e chi conosce i comics della DC di oggi sa quanto (purtroppo) sia una cosa rara.